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Parità di genere nelle società quotate: nessuna nuova CEO donna. Fermento per le nomine dei CdA di 90 società.

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La fiducia dei leader aziendali globali nella resilienza delle loro organizzazioni è in aumento, nonostante la pandemia

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Fondi Europei: eccezionale opportunità di sviluppo e di crescita

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Elogy si conferma come Eccellenza Italiana

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Casa invenduta? L’agenzia paga il disturbo

Il rimborso varia dai 3000 ai 6000 euro a seconda del valore dell’immobile.
H2ome, startup romana, presenta l’innovativo modulo di vendita, attivo in tutta Italia, con penale a carico dell’agenzia

Nasce Delò, il locker refrigerato per la consegna di cibi pronti in sicurezza per la fase 2 del lockdown

Ipotizzando una fase 2 dell’emergenza COVID-19  in cui molte aziende riapriranno, ma probabilmente mense e bar non potranno più essere presi d’assalto in pausa pranzo, Streateat lancia Delò, il primo locker refrigerato al mondo per numero di scomparti/boxin cui ricevere un pasto diverso ogni giorno, confezionato in atmosfera modificata (ATP)

Mense e bar presi d’assalto in pausa pranzo probabilmente saranno per ancora molti mesi un lontano ricordo. E’ infatti molto probabile che, in una fase due dell’ emergenza,  in cui alcune attività produttive riapriranno, il modo in cui vivremo la pausa pranzo sarà molto diverso. Mentre qualcuno già pensa di ricorrere alla tradizionale “schiscetta”, ovvero il pranzo portato da casa e consumato davanti al PC, Streeteat (http://www.streeteat.it), la startup fondata nel 2015 da Giuseppe Castronovo, nata come un aggregatore di food truck, lancia proprio in questi giorni Delò, il primo e unico locker refrigerato al mondo che permette, a chiunque lo abbia installato nei propri uffici, di scegliere il piatto che più preferisce, trovandolo in poco tempo nello scomparto assegnatogli.

Delò permette tramite un’app o da desktop di scegliere i pasti tra i 10 offerti settimanalmente e riceverli durante la pausa pranzo alla giusta temperatura e in estrema sicurezza, in linea con le norme anti contagio che sempre più si stanno consolidando come abitudini: i piatti, infatti, sono confezionati in ATP e consegnati all’utente all’interno di uno dei 48 scomparti del locker senza quindi alcun contatto diretto con il driver e senza scambio di contanti.

A differenza dei tradizionali servizi di delivery, Delò è organizzato in modo tale che possano essere consegnati, contemporaneamente fino a 48 pasti completi.

Il locker può facilmente essere inserito nei coworking e nelle grandi aziende per offrire al personale non solo un servizio innovativo, sicuro e comodo, ma anche un’esperienza culinaria in linea con il loro mood del momento.

Delò è un progetto su cui abbiamo lavorato per più di un anno– spiega Giuseppe Castronovo, CEO e founder di Streeteat – presentarlo oggi significa per noi non solo offrire una nuova esperienza culinaria ai lavoratori per la loro pausa pranzo, ma dare una una concreta soluzione ad un problema che, con il rientro alla normalità, dovrà essere preso in considerazione. Non possiamo più immaginare spazi ristretti come bar e mense sovraffollati: si dovranno proporre nuove soluzioni per il pranzo per evitare assembramenti e Delò, va incontro proprio a questa nuova esigenza delle aziende e non solo”.

Innovativo, sicuro e comodo: il progetto Delòdedicato alle aziende è un’esperienza emozionale
Nata come un’app che permetteva agli utenti di trovare il food truck più vicino, Streeteat ha cambiato strada in questi 5 anni di attività, aprendosi ai mercati degli eventi e dei catering ottenendo grandi risultati: la sua Food Court in Breranel 2018, creata in occasione del Fuori Salone, è stato un vero e proprio hub sociale, dedicato al cibo, all’eco-sostenibilità e alla sharing economy, ottenendo successo e consensi.

La prima grande metamorfosi di Streeteat è avvenuta durante questo evento: da app digitale e immateriale che aggrega food truck, punto di incontro virtuale tra domanda e offerta, a luogo fisico e reale di esperienza e condivisione.

Il passo successivo è stata la creazione di Delò, un servizio innovativo, comodo e sicuro attraverso cui fornire un’esperienza diversa e unica per la pausa pranzo dei lavoratori e che oggi si propone come alternativa alle code infinite in mense e bar sovraffollati.

La scelta dei piatti non è suddivisa a seconda dei propri gusti ma si basa sul lato emotivo. Streeteat, infatti, ha declinato quattro categorie che rispecchiano l’umore dell’utente: In cucina, In viaggio, Di corsa, Con rispetto.

Le opzioni tra cui scegliere non solo vogliono delineare quattro differenti tipologie di esperienze culinarie, ma anche regalare un momento emozionale ai fruitori del servizio.

Con Delò intendiamo rivoluzionare il concetto stesso di pausa pranzo con un servizio agile, innovativo e sicuro puntando anche sull’emozione. Delò permette di offrire ai dipendenti una pausa pranzo qualitativa con un alto valore in termini di innovazione e socialità. Insieme al locker abbiamo sviluppato un’area Delò realizzando un ambiente confortevole e accogliente, in cui quando ci saremo lasciati tutto alle spalle, sarà possibile tornare a gustare insieme il piatto ricevuto.” afferma Castronovo.

Innovazione, cultura, condivisione e sostenibilità: l’eatlosophy di Streeteat
Streeteat ha in mente di sviluppare una nuova filosofia del cibo, chiamandola propriamente eatlosophy, basandola su quattro pilastri: innovazione, cultura, condivisione e sostenibilità.

In questa nuova filosofia risiede il voler sviluppare il momento del pasto facendolo diventare un’esperienza di condivisione e socializzazione che porta a sentirsi a casa, in qualunque momento e in qualunque luogo perché al centro dell’eatlosophy ci sono le persone e i loro stati d’animo.

Dalla eatlosophy è nato Delò e tutti gli altri progetti che verranno lanciati nei prossimi mesi da Streeteat che sarà il nuovo punto di riferimento delle aziende in materia di cibo e di condivisione: su http://www.streeteat.it sarà possibile per gli utenti scoprire i piatti e il concept Delò mentre per scoprire su https://business.streeteat.it/it le aziende potranno prendere parte alla eatlosophy.

Streeteat
Streeteat è una startup fondata nel 2015 da Giuseppe Castronovo, CEO e founder.
Inizialmente nasce come un aggregatore di food truck attraverso l’utilizzo di un’app per poi divenire un vero e proprio marketplace richiesto agli eventi. Sviluppa poi un servizio di catering per creare successivamente Food Court per grandi eventi come quello del Fuori Salone di Milano.

Il suo team, si trova a Milano nell’ex Fabbrica Richard Ginori, dove Streeteat ha creato un vero e proprio showroom all’interno del quale è possibile trovare vari food truck e vedere in anteprima Delò.

Come ti vivacizzo l’asta

Comprare un immobile all’asta senza paure e senza costi aggiuntivi? È possibile se ci si affida ai big data. Lo spiega Reviva, azienda impegnata a rivoluzionare le aste immobiliari attraverso la vivacizzazione

In un periodo storico ed economico complicato, comprare casa rimane ancora un baluardo da conquistare per ottenere una certa stabilità personale. Il desiderio di acquistare un immobile, però, si scontra spesso con prezzi sempre più alti nelle principali città e con le difficoltà che si incontrano nel momento in cui si richiede un mutuo.

Una delle soluzioni di cui si sta iniziando a parlare maggiormente, anche tra chi non è avvezzo alle dinamiche del mercato immobiliare, sono le aste giudiziarie un tempo conosciute e vissute per lo più dagli addetti ai lavori.

Sui portali di ricerca case non è ormai più così raro imbattersi in annunci riguardanti immobili venduti tramite asta. Un meccanismo che, ancora oggi, fa nascere in moltissimi potenziali acquirenti una sorta di timore che porta spesso a tralasciare del tutto l’annuncio.

Le aste immobiliari: una zona ancora d’ombra del mercato immobiliare italiano
I motivi sono evidenti: le difficoltà nel reperire tutte le informazioni dell’immobile, le perizie la cui lettura è spesso complicata per chi non è abituato a una certa terminologia tecnica e legale, la paura di ritrovarsi una volta vinta l’asta eventuali ulteriori debiti dei precedenti proprietari da dover estinguere. Più semplicemente il meccanismo che regola le aste viene ancora percepito come estremamente macchinoso, i cui tempi lunghi e la poca chiarezza demotivano i potenziali acquirenti.

I dati in Italia confermano questo scetticismo che ancora avvolge le aste immobiliari. Delle circa 250.000 aste che si svolgononel nostro Paese ogni anno, circa l’72% ha esito deserto, ovvero gli immobili non vengono acquistati da nessuno.

Questo conduce dopo circa sei mesi a un nuovo bando di vendita all’asta dell’immobile a un prezzo svalutato ulteriormente del 25% del suo valore. Ciò comporta una perditanon solo per la banca che detiene gli NPL ovvero i Crediti Non Performanti, prestiti concessi dalla banche ma che non possono essere ripagati dal debitore, ma anche per il debitore stesso che andrà a percepire ancora meno dalla vendita e si troverà a dover saldare una percentuale del debito che rimane ancora molto alta.

Si attesta infatti che in media solo il 34% del debito viene ripagato dall’asta, mentre il restante 66% rimane in capo alla persona.

Reviva e il suo nuovo metodo di vivacizzazione delle aste utilizzando i big data

Reviva (vivacizzazioneaste.com) è la prima azienda in Italia che si occupa da circa due anni di invertire il trend delle aste andate deserte, attraverso un metodo di vivacizzazione delle stesse unico nel panorama immobiliare, poiché unisce big data e tecnologia per abbattere i rischi e prevedere i valori.

«Sono in molti a chiederci cosa significa ‘vivacizzare un’asta’ e la risposta è molto semplice: portare quante più persone a conoscenza delle diverse aste presenti nelle rispettive città e aiutarle a comprenderne il reale valore», spiega Ivano De Natale, ceo e co-fondatore di Reviva con alle spalle 12 anni di esperienza nel settore immobiliare – La nostra esperienza nel marketing immobiliare ci consentiva di pubblicizzare al meglio le aste, attraendo così negli anni un numero di partecipanti sempre più alto, ci ha convinto a cambiare prospettiva e ad offrire questo servizio direttamente ai servicers, ovvero le società che gestiscono gli NPL per conto delle banche».

Sono infatti proprio le banche, in quanto creditori, ad anticipare i costi delle diverse procedure esecutive che si aggirano mediamente intorno al 25% del recuperato dalla vendita. Senza contare il tempo medio della stessa procedura di circa 51 mesi: “che rappresenta un tempo davvero consistente per una banca” sottolinea Ivano.
Costi e tempi ingenti che non fanno altro che limitare la liquidità delle banche se si pensa che il 47% degli NPLs totali è garantito da un bene immobile di cui il 40% va all’asta, per un valore di circa 81 miliardi all’asta (secondo i dati del 2018).

Appare quindi sempre più chiara l’importanza di non far andare deserte le aste e di stimolare la partecipazione e l’acquisto degli immobili e il ruolo di Reviva appare quanto mai centrale nell’ottica di stimolare maggiormente i clienti.

«Reviva aiuta i potenziali acquirenti a semplificare ogni dinamica legata alle aste: facilita la loro partecipazione, li supporta nella comprensione del meccanismo che le regola e fornisce loro un quadro completo e chiaro dell’immobile che si accingono ad acquistare», prosegue Giulio Licenza co-fondatore dell’azienda.

I big data e la tecnologia di Reviva applicata alle aste
La particolarità di Reviva è quella di guidare passo dopo passo il clientenelle fasi di preparazione all’asta fornendo, attraverso una tecnologia avanzata, tutte le informazioni utiliper avere una fotografia e una panoramica chiara dell’immobile interessato.

«La nostra tecnologia cattura i big data del mercato immobiliare presenti sul web: una serie di parametri quali prezzo richiesto, ribassi, tempo medio di vendita o l’andamento della compravendita nella zona di riferimento», prosegue Giulio Licenza. «Tutti valori che analizzati nella loro totalità consentono di avere un’idea quanto più reale possibile del potenziale valore dell’immobile».

Perché una simile analisi dettagliata dell’immobile sia necessaria per la vivacizzazione dell’asta è piuttosto chiaro. Una maggior consapevolezza del reale valore dell’immobilee delle sue condizioni aiuta e stimola il cliente in fase di rilancio. Avere infatti un quadro chiaro della casa convince quest’ultimo a gareggiare, rialzando il prezzo, e infine ad acquistarlacon maggior tranquillità.

Che la tecnologia di Reviva basata sui big data stia dando dei risultati concreti lo si evince da alcuni dati. Ad oggi sono 190 le aste vivacizzate dall’azienda, con un aumento delle aggiudicazioni del 29%. Per quanto riguarda invece il prezzo medio di vendita all’asta degli immobilic’è stato un incremento del 56% rispetto al valore iniziale.

Il valore sociale delle aste immobiliari e il servizio gratuito di consulenza di Reviva
Numeri che fanno ben sperare e che come spiegano entrambi i fondatori contribuiscono a far conoscere maggiormente il meccanismo delle aste immobiliari, che ha dalla sua un aspetto socialeancora oggi troppo spesso tralasciato.

Evitare che un’asta vada deserta e rivendere l’immobile al prezzo più alto possibile aiuta da una parte il creditore, ovvero la banca, che recupera il prestito ritornando ad avere maggiori liquidità e quindi a concedere nuovi prestiti, e dall’altra parte aiuta il debitore che riesce a vendere a un prezzo non eccessivamente ribassato e a saldare il più possibile il proprio debito. Infine aiuta l’acquirente finale grazie a un sistema, quello di Reviva, che consente di usufruire di una consulenza e una valutazione dell’immobile totalmente gratuita.

La principale novità di Reviva, infatti, è quella di poteroffrire ai clienti privati una consulenza e un’analisi della casa all’astaassolutamente a titolo gratuito, attraverso il brand “Immobili All’Asta”. Ciò è possibile in quantoil cliente di Reviva è il servicerstesso ovvero la società incaricata dalle banche per gestire gli NPLeche paga l’azienda proprio per il servizio di vivacizzazione delle aste.

«Con Reviva vogliamo aiutare quanti più clienti nell’acquisto della loro casa, supportandoli e guidandoli nelle diverse aste e consigliando loro quello che può essere il miglior investimento per le loro esigenze e necessità», spiega Ivano De Natale.
«Spogliare le aste immobiliari di questo alone di diffidenza e scetticismo e stimolare una maggiore partecipazione è sicuramente uno dei primi step necessari che ci siamo posti e attraverso la nostra tecnologia applicata a un marketing plan ben costruito siamo certi di poter crescere notevolmente in questa direzione già a partire dai prossimi mesi»,  conclude Giulio Licenza.

L’azienda nata nel luglio del 2017 conta già oggi un team di 13 dipendenti a cui si aggiunge un network di 60 affiliati in tutta Italia. Quest’ultimi sono professionisti, consulenti e agenti immobiliari che si appoggiano alla piattaforma a loro riservata di Reviva e che con il loro apporto contribuiscono a vivacizzare, sempre con il metodo ideato dall’azienda, aste su tutto il territorio nazionale.

L’academy dei dog sitter

Coniugare l’amore per gli animali con un progetto imprenditoriale di successo si può. È il caso di Federico Fiori, istruttore cinofilo, oggi imprenditore alla guida di una delle principali aziende del settore in Italia

«Il mio obiettivo è rimasto costante negli anni: puntare sul fornire servizi di altissima qualità a cani e proprietari».
«Per questo ho da sempre fortemente investito sul creare uno staff di professionisti preparati e motivati a erogare questi servizi e fornire loro un modello scientifico su cui lavorare e verificare il proprio operato».

Federico Fiori, istruttore cinofilo professionista e fondatore dell’azienda Il Cane Istruito, lavora costantemente per portare avanti i propri progetti imprenditoriali con il fine ultimo di modernizzare e aggiungere valore al settore cinofilo in Italia.
«Credo sia necessario superare la diffidenza che spesso pervade l’ambiente cinofilo, all’interno del quale vige ancora l’idea secondo la quale ogni attività di business viene portata avanti a scapito del benessere del cane», spiega Federico Fiori.
Nulla di più lontano dall’approccio de Il Cane Istruito, che mette al centro dei suoi servizi e delle sue attività proprio il cane e le sue necessità. Si parte sempre da lui mai da agenti esterni.

Obiettivi presenti e futuri
Un percorso iniziato nel 2011 con un prima piccola squadra di 2 persone che oggi può vantare un percorso in costante crescita sia per numeri che per servizi offerti. Se nel 2018 l’azienda ha potuto contare su di un fatturato di 330.000 euro e una crescita del 32% rispetto al 2017, oggi nel 2019 sta per chiudere con un fatturato previsto complessivo di 440.000 con una crescita prevista del 33% sul 2018.
Negli ultimi anni sono state investite cospicue risorse suddivise in diverse voci che spaziano dalla crescita del team con eventi orientati alla formazione, all’allestimento di spazi di lavoro coerenti con il modello de Il Cane Istruito, ad attrezzature di lavoro all’avanguardia.
Tra il 2018 e il 2019 sono stati investiti oltre 45.000 euro per queste voci.
È stato progettato ex novo un Dog Bus un nuovo mezzo, in dotazione ai Dog Sitter, adibito al trasporto dei cani che vengono ospitati quotidianamente al Dog Campus. È stato creato un nuovo software specifico che permette ad ogni collaboratore di organizzare le informazioni sui casi seguiti e sul lavoro svolto con i cani e creare una sinergia tra i diversi membri del team.
Sono tutti dati che testimoniano il valore aggiunto di una realtà che in pochi anni è diventata un punto di riferimento per i servizi legati all’accudimento e all’addestramento del cane. Merito soprattutto della lungimiranza e capacità di Federico Fiori nel saper coniugare la sua passione e i suoi studi accademici (una laurea in Scienze Animali) con un spiccato spirito imprenditoriale in un settore ancora fortemente percepito come amatoriale e poco remunerativo.
Se gli ultimi due anni hanno rappresentato una fase di consolidamento, sia dei servizi offerti che della formazione del team, i progetti per il 2020 sono ben chiari.
«Intendiamo puntare molto sulla figura del Dog Sitter Professionista. Continuiamo a proporre programmi di formazione continua, come la nostra Dog Sitter Academy, e creare sempre maggior attenzione intorno ai temi legati alla cinofilia. Andare soprattutto a sensibilizzare tantissimi appassionati con contenuti di valore sia nelle nostre piattaforme online che con corsi ad hoc nei nostri spazi a Ponzano Veneto” – spiega Federico Fiori – “Con l’obiettivo di andare ad aumentare i membri del team e gli affiliati che lavorano per noi nelle diverse province dove siamo ad oggi presenti».
È necessario quindi continuare a lavorare costantemente sulla qualità dei servizi offerti e diventare così un modello virtuoso di business per il settore cinofilo, continuando a dialogare con un numero sempre maggiore di partner interessati a creare sinergie sul territorio e a lavorare in modo congiunto per migliorare sempre più l’offerta proposta ai clienti.

La forza del team
È una visione chiara quella che guida Il Cane Istruito, che riconosce nella capacità di lavorare in team uno dei suoi aspetti vincenti.
«Non essere da soli bensì, poter contare su di una squadra che lavora per obiettivi chiari e soprattutto saper delegare una parte delle proprie responsabilità  a chi contribuisce a creare un valore aggiunto è uno degli aspetti principali con i quali mi sono messo alla prova come giovane imprenditore», spiega Federico Fiori.
Da qui l’importanza nel ricercare delle professionalità capaci di sviluppare differenti aspetti del lavoro dell’azienda a 360° gradi, permettendo anche di “esplorare” ambiti e servizi differenti. Nasce così la scelta di Federico Fiori di circondarsi di esperti con competenze specifiche ed esperienze professionali differenti, tra educatori cinofili e dog sitter, ma anche di un team di consulenti in ambito comunicazione e marketing, facendo così affidamento su personalità differenti capaci però di completarsi al meglio.
«È stata una delle lezioni più importanti imparate in questi anni e credo sia valida per qualunque ambito professionale. Del resto come recita un famoso detto se si vuole andare lontano vai insieme a qualcuno e, aggiungo io, scegli i migliori».

La squadra de Il Cane Istruito
Oggi il team de Il Cane Istruito conta 13 professionisti tra dog sitter, istruttori cinofili ed educatori. Al suo interno, caso raro, si assiste a un perfetto bilanciamento tra uomini e donne.
«Si tratta di una simpatica anomalia, in genere al contrario di quanto si possa pensare il lavoro del dog sitter è sempre stato caratterizzato da una predominanza femminile” – spiega Federico – “Ciò è dovuto al fatto che il tema dell’accudimento, in questo caso dell’animale, è spesso stato associato maggiormente alle donne che agli uomini».
Adesso invece si sta assistendo ad una nuova direzione, che ha coinciso anche con una maggior professionalizzazione del settore cinofilo e che vede l’accudimento affettivo diventare solo una parte di un processo più ampio.
Processo che prevede l’acquisizione di competenze fondamentali per il corretto svolgimento di questa professione. «È necessario acquisire tali conoscenze nonché un certo metodo, così da poter comunicare nel modo corretto con il cane», conclude Federico Fiori.
Si tratta inoltre di una professione “giovane” anche in termini prettamente anagrafici. I collaboratori de Il cane Istruito hanno infatti tra i 28 e i 30 anni in media e molti arrivano da un percorso di studi maturati in precedenza nel settore con l’obiettivo di trovare un concreto sbocco professionale a quanto appreso all’università.
Molti altri invece si avvicinano in quanto spinti da una forte passione mai del tutto canalizzata in un preciso percorso lavorativo. Ecco perché la Dog Sitting Academy fondata da Federico Fiori oggi è una delle prime realtà in Italia a formare dog sitter professionisti.
Ciò che differenzia Il cane istruito da altre realtà cinofile simili è inserire il percorso di formazione dei loro dog sitter all’interno di un più ampio progetto lavorativo. «Scegliamo noi chi vogliamo formare come dog sitter- spiega Federico Fiori – questo perché non facciamo formazione fine a sé stessa. Chi inizia un percorso formativo con noi sa già che al termine potrà diventare collaboratore o affiliato del nostro progetto seguendo una zona precisa con dei propri clienti, beneficiando di un marchio riconoscibile totalmente rivolto al massimo benessere del cane e soddisfazione del cliente».
La soglia di selezione quindi è molto alta. «Vogliamo lavorare solo con chi è intenzionato a studiare, diventare un professionista e dimostrare la propria qualità crescendo quotidianamente», conclude Federico Fiori.
L’obiettivo de Il cane istruito infatti è quello di continuare ad innovare con i suoi servizi un settore, quello cinofilo, che vede solo in Italia 10 milioni di cani registrati presso l’anagrafe canina.

 

MilanoStanzers, la web serie dell’abitare in flat-sharing

E’ partita MilanoStanzers, la nuova mini serie di video per il web voluta dal team di MilanoStanze.it, il brand milanese che offre e gestisce nel capoluogo lombardo camere selezionate e arredate per affitti temporanei a giovani che giungono per lavoro e studio da ogni parte del Paese e del mondo. Cinque puntate che hanno come protagonisti giovani donne e uomini che abitano nelle stanze trovate grazie a MilanoStanze.it, e rivolte sia ai proprietari di immobili, sia ai giovani stessi alla ricerca del posto giusto dove vivere nel loro soggiorno milanese. Presto si aggiungerà uno spot con alcuni proprietari e il loro feedback (alcuni già ospitati con i commenti su MilanoStanze.it).

Lo storytelling è il mantra del momento: piace davvero a tutti sentire storie vissute, narrarle, fare esperienze di mondi e stili di vita diversi. E la casa, come il luogo dell’abitare per eccellenza (più di un albergo o di un b&b) è nella rosa privilegiata della narrazione. «L’idea della mini serie per il web MilanoStanzers nasce proprio dall’esigenza di condividere con il nostro pubblico, in particolare con i proprietari d’immobili a Milano, l’esperienza vissuta in prima persona dagli inquilini che si sono rivolti a noi nelle loro ricerche, con le loro aspirazioni, le emozioni, le aspettative», racconta Pierpaolo Zampini AD di Finlibera Spa (fondata e condotta con Dario Mortini), la società cui fa capo il brand MilanoStanze.it. «Il progetto delle video storie è rivolto in primis a chi ci affida appartamenti o interi immobili da mettere in affitto e gestire, ma anche a tutti coloro (per esempio, alle famiglie e agli amici dei giovani inquilini) che si chiedono come si vive davvero arrivando in questa grande città che è Milano, come si è accolti, dove si passa il tempo libero, quali sentimenti attraversano gli animi di questi nuovi “cittadini e cittadine” ospiti della metropoli».

Le esperienze in onda hanno come protagonisti giovani MilanoStanzers, studenti, giovani manager e professionisti, che abitano in appartamenti condivisi, ognuno con la sua stanza ben attrezzata e i servizi accurati. Raccontano i vantaggi del vivere in autonomia e comfort, con ogni comodità a portata di mano e con la garanzia di un’assistenza a 360 gradi e ci parlano anche delle loro ricette preferite e dei luoghi del cuore in una Milano tutta da scoprire. Le puntate di MilanoStanzers vanno in onda sul canale YouTube MilanoStanze.it e sui social Instagram, Facebook, LinkedIn. I video sono sviluppati e girati in collaborazione con il team di produzione “Requisiti – Stories and more”, l’autrice di MilanoStanzers è Stella Pulpo (nota per il blog “Memorie di Una Vagina” e per il volume edito da Mondadori “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!”, scritto a quattro mani con Giulia De Lellis). milanostanze.it

Percorsi di crescita e l’importanza del recruitment

Nicola Lavarino, people & communication director, spiega come Uriach intende diventare tra le società più virtuose nel campo delle politiche di reclutamento

 

Crescita è la parola d’ordine di Uriach. La branch del Gruppo farmaceutico spagnolo, dopo aver consolidato la propria presenza sul mercato italiano diventando il sesto polo della nutraceutica grazie a Laborest, AR Fitofarma e Progine Farmaceutici, vuole giocare un ruolo da protagonista in ambito HR, puntando all’espansione del proprio organico interno. In Italia, oggi il gruppo Uriach conta 71 dipendenti e 255 agenti (di cui 23 venditori). La rete di venditori è cresciuta grazie all’ampliamento del business, mentre l’incremento degli informatori scientifici si è registrato soprattutto grazie all’acquisizione delle ultime due società italiane. Ora Uriach vuole rafforzare i vari dipartimenti, come quello delle Risorse Umane, dell’Amministrazione, di Ricerca e Sviluppo, e prevede nel corso del 2019 l’inserimento di una decina di nuovi dipendenti a livello complessivo. New Pharma Italy ha raggiunto Nicola Lavarino, People & Communication Director di Uriach, che spiega in che modo Uriach si propone di diventare tra le società più virtuose nell’ambito delle politiche di reclutamento.

Nell’ambito del processo di selezione, quali sono i valori che prendete in considerazione?
A guidarci nel nostro business e nel nostro percorso di crescita sono i valori che ci contraddistinguono: unity, resonance, intensity, ambition, confidence, history, che sono l’acronimo di Uriach. Nel momento in cui selezioniamo una nuova risorsa però, prima ancora della condivisione dei nostri valori, quello che cerchiamo è la giusta attitudine del candidato, in modo che possa contribuire concretamente alla crescita dell’azienda. Il processo di selezione infatti è piuttosto lungo e, in base alla posizione aperta, può variare mediamente tra un mese e mezzo e due mesi. Per noi questa fase costituisce un momento estremamente importante a cui prestiamo grande attenzione perché ogni persona che lavora con noi è fondamentale per il successo dell’intera squadra. Per far meglio emergere la personalità del candidato, il recruitment di Uriach Italia supera il tradizionale modello di colloquio: non un confronto statico tra selezionatore e candidato, bensì interviste personalizzate e test psico-attitudinali svolti attraverso attività ludiche.

Dopo la fase di selezione, come avviene l’inserimento delle risorse?
Anche in questo caso, ricorriamo all’utilizzo del gioco per meglio coinvolgere i dipendenti e farli sentire parte attiva di un progetto più grande. Fase che percorriamo insieme attraverso l’on boarding game: un modo ludico per spiegare i nostri valori, chi siamo, la nostra storia. Durante questo gioco viene consegnato il passaporto, un documento che accompagna la persona durante tutto il suo viaggio con noi. Lavorare in Uriach significa infatti fare un viaggio in cui si incontrano nuove persone e si fanno nuove esperienze. Il passaporto quindi è un documento che attesta il viaggio di ogni risorsa, un viaggio all’insegna dell’arricchimento e della crescita personale e professionale.

Quali sono le vostre strategie a livello di welfare aziendale?
Sono le risorse a essere al centro della politica di welfare aziendale di Uriach, le cui azioni non sono da intendersi solamente come riconducibili alle agevolazioni fiscali. Il nostro obiettivo principale è quello di creare un ambiente che mira a far star bene le persone che lavorano da noi, al fine di far emergere tutto il loro potenziale. La comunicazione passa attraverso le persone, diamo  quindi molta importanza agli incontri, che siano riunioni di update, riunioni di team, social hour, eventi o semplici momenti informali di ritrovo nell’agorà aziendale. Esempi tra i tanti sono l’orario molto flessibile, gli spazi relax e zone creative all’interno degli uffici e soprattutto l’attenzione che diamo ai compleanni delle nostre persone. Inoltre non mancano percorsi di formazione interna ed esterna con lo scopo di sviluppare le persone e quindi l’azienda.

Riguardo ai giovani da avvicinare a un settore come la nutraceutica, quali sono le vostre iniziative?
Uriach è partner del Master in Nutraceutica presso l’Università di Pavia. Alcuni giovani che hanno frequentato il master hanno avuto l’opportunità di fare degli stage in azienda e, in alcuni casi, sono stati anche assunti. Recentemente abbiamo avviato dei colloqui per offrire una posizione di stage nel settore marketing ad alcuni studenti di un ateneo milanese. Abbiamo inoltre in programma di fare un tour che coinvolgerà alcune università italiane per offrire una testimonianza del nostro case study. Siamo una realtà in crescita, ma già nota. Lo dimostra la gran quantità di CV che riceviamo regolarmente. Ora vogliamo essere presenti più capillarmente e aumentare la conoscenza della nostra azienda. Il nostro interesse è comunque rivolto anche ai professionisti senior. In Uriach riconosciamo e apprezziamo sia l’esperienza di chi ha un percorso professionale alle spalle sia l’entusiasmo di chi è ancora all’inizio. Crediamo in tutte le persone che possono offrire il loro prezioso contributo all’azienda.