lusso

E’ nata Astelux

Astebook crea la nuova sezione di aste telematiche dedicate al luxury

A 8 anni dalla partenza di Astebook la prima realtà in Europa che opera nel mondo delle aste telematiche, Astebook crea una nuova sezione dedicata al Luxury che tratterà principalmente opere d’arte, gioielli, auto d’epoca, imbarcazioni e potrà essere visitata direttamente sul portale Astebook.it.

Astebook è l’unica società operante nel settore giudiziario a garantire un servizio pensato per i beni di lusso, sia per quanto concerne gli aspetti relativi all’aggiudicazione di beni rifugio, sia per quanto riguarda la parte legata ai sequestri di beni per via giudiziaria.

La prima asta sarà il prossimo 17 novembre e avrà come oggetto gioielli antichi con un valore di asta totale di 5 milioni di euro.

La seconda asta è prevista, invece, per il 17 dicembre e sarà esclusivamente dedicata alla vendita di una importante collezione provata di opere d’arte con quadri di Guido Reni, Annibale Carracci, Alfred Sisley, Emilio Vedova e molti altri autori.

La collezione conta oltre 100 dipinti con basi d’asta che partiranno da poche migliaia di euro fino ad arrivare a 500.000 euro ed oltre.

Tutte le opere d’arte saranno tracciate attentamente dando vita ad una vera e propria carta d’identità digitale dell’opera certificata su blockchain.

Lusso sull’acqua

Ambiente, yachting e immobiliare, a Monte Carlo si investe su un mix sinergico di elementi elevati a valori di una vera economia del mare, un’arte antica che si rinnova generando business e un modello di sviluppo generando business e un modello di sviluppo.

Il Principato di Monaco è il secondo paese più piccolo del mondo, ma tra i più ricchi, con 38mila residenti, di cui uno su tre è milionario. Una percentuale in aumento insieme al suo territorio, che avanzerà ancora sul mare, come negli anni Settanta con il quartiere di Fontvieille, applicando nuove tecniche per rendere l’opera meno impattante, a costi vertiginosi che comunque saranno ben ripagati.

Il progetto vale 2 miliardi di euro e pare che i ricavi della vendita di appartamenti e case, la cui richiesta supera l’offerta, raggiungeranno i 3,5 miliardi. A Monaco, il 70% degli abitanti sono stranieri attirati dalla politica fiscale, dal fatto che dal 1869 non c’è imposta sul reddito, che il posto è bello e ci si vive bene. Un benessere che dà lavoro a 40mila pendolari giornalieri di Francia e Italia, attira un turismo d’élite da terra e dal mare per i suoi locali, alberghi, servizi d’alto livello, eventi unici e una location privilegiata nel cuore della Costa Azzurra.

Sin da fine ottocento, il Principato è un laboratorio di idee e iniziative che pongono l’ambiente e il mare in primo piano, a livello locale e internazionale. Alberto I fondò il Museo Oceanografico, fu tra i primi studiosi degli oceani a occuparsi delle aree marine e dei boschi attorno a Monaco, una mission proseguita allargando gli orizzonti coi principi Ranieri III e Alberto II, attraverso convegni e incontri di studiosi e scienziati di ogni parte del mondo.

A partire dalla diga del porto principale, ogni struttura, infrastruttura e collegamento stradale sono studiati per minimizzarne l’impatto ambientale. In questo contesto lo yachting gioca ruolo importante, c’è una tale richiesta di posti barca che il Principato sta realizzando una marina a Ventimiglia e un porto più piccolo nascerà nel nuovo quartiere sul mare.

Il Cluster Yachting Monaco è un player di sostegno del settore che promuove varie iniziative, tra cui il master in Luxury and management all’Università Internazionale. Il Monaco Yacht Show è, assieme al gran premio di Formula 1, l’evento più atteso e partecipato: quest’anno, dal 26 al 29 settembre, si sono presentati 590 espositori, 120 superyacht sino a 90mt di lunghezza e in media di 50mt. Nonostante biglietti dai 280 ai 300 euro al giorno, l’evento è andato sold out. Come sempre lo Yacht Club Monaco ha giocato un ruolo chiave con eventi a ogni ora del giorno e della notte, aperto dal Monte-Carlo Gala for the Global Ocean, presieduto dal principe Alberto II, al quale hanno partecipa-to artisti e filantropi impegnati nella protezione degli oceani.

«Gli oceani coprono più dei due terzi del pianeta e sono minacciati come mai nella storia», ha detto il principe. «Gli oceani hanno bisogno di noi. Hanno bisogno che noi li proteggiamo. Hanno bisogno che noi inventiamo». Durante la serata, l’asta Twenty thousand leagues under the sea ha raccolto oltre 14 milioni di dollari per iniziative di conservazione marina e a supporto di 37 progetti. L’impatto dell’industria nautica nel bilancio del Principato, come da altre parti, è difficilmente valutabile, per la diversità e complessità dei settori che tocca.

Come ha spiegato a World Excellence Jean Castellini, consigliere del governo e ministro delle Finanze e dell’economia di Monaco, «la nautica da diporto non è un settore istituzionale come l’industria, la vendita al dettaglio o all’ingrosso. L’Imsee, in collaborazione con lo Yacht Club di Monaco, ha cercato di identifi care in ciascun settore istituzionale (per la prima volta nel 2015) le aziende che hanno un’attività economica generata principalmente dalla presenza di yacht nel Principato. Per esempio, una società di computer che lavora principalmente per i dispositivi informatici di yacht, un’agenzia temporanea che offre solo personale di bordo etc. Secondo questo metodo, nel 2017 sono state identificate 262 società. Sulla base di questa selezione, si stima che il fatturato da loro realizzato nel 2017 sia di circa 720 milioni di euro e che abbiano 1.522 salariati regolarmente assunti».

YACHT CLUB MONACO. Capitale (green) della nautica.

Yacht Club Monaco e Cluster Yachting Monaco sono i due protagonisti dello sviluppo del settore nautico nel Principato.

Ce ne parla Bernard d’Alessandri, segretario generale dello Yacht Club Monaco e presidente del Cluster Yachting Monaco.

Lei conferma che lo yachting è tra i principali settori del Principato?

Come dimostra l’aumento esponenziale delle dimensioni degli yacht e lo sforzo del governo sugli impianti portuali, nel corso degli ultimi 30 anni il settore non ha mai cessato di evolversi. Secondo uno studio con- dotto da Imsee per il Cluster Yachting Monaco, risulta il quarto più grande del Principato e rappresenta oltre il 5% del fatturato monegasco. Nel 2017, è stato rappresentato da oltre 300 aziende, 15 delle quali con un aumento di fatturato del 250% dal 2005.

Yacht Club Monaco, Cluster Yachting Monaco e Monaco Yacht Show sembrano muoversi in sinergia, è questa la chiave del successo?

È essenziale. La forza di Monaco è di essere geograficamente un piccolo Stato, ma il suo spazio ristretto consente di promuovere scambi e lavorare in concerto. La sinergia di queste tre entità nella promozione del Principato, lo rende sempre più attraente per lo yachting, grazie alla reputazione internazionale del Monaco Yacht Club e attraverso il suo progetto «Monaco capitale dello yachting». Il Cluster Yachting Monaco riunisce 150 professioni- sti del posto e il Monaco Yacht Show evidenzia le innovazioni del settore, continuando a svilupparsi negli anni e affermandosi, come il gran premio di Formula 1, uno dei principali appuntamenti. Il nostro Yacht Club è il punto d’incontro e accoglienza degli armatori, in questo spirito organizziamo diversi simposi su temi attuali e, in collaborazione col gruppo Ferretti, un concerto esclusivo nel nostro Marina, che ha visto in scena Elton John, i Duran Duran e questo anno Sting. Sempre agli armatori, dedichiamo la Monaco Classic Week, uno dei più grandi raduni di barche d’epoca, nel 2019 festeggerà i 110 anni di Tuiga, la nostra ammiraglia.

Lusso, yachting, tecnologia e ambiente: quali sono le maggiori difficoltà di questa sinergia?

Non parlerei di difficoltà ma di sfide. Se vogliamo posizionare Monaco come la capitale dello yachting, la sfida più grande è guardare al futuro, immaginare la nautica di domani e dare l’esempio. È in questa prospettiva e ricollegandoci alla tradizione d’innovazione di Monaco nella propulsione, quando già nel 1904 i più grandi industriali e automobilisti venivano qui a testare le loro invenzioni sull’acqua, che dal 2014 abbiamo lanciato la Solar & energy boat challenge. Un evento il cui obiettivo è cercare delle soluzioni ai problemi energetici e ambientali delle industrie nautiche e marittime. Vogliamo mettere in contatto studenti del settore e dell’ingegneria perché possano collaborare a un’evoluzione in questo ambito. Insieme costruiscono la vela del futuro e sviluppano progetti che tendono a diventare sempre più reali. Qualcosa di concreto che si può notare durante gli eventi nautici e in particolare la regata Monaco-Ventimiglia che avrà luogo a luglio.

L’Università Internazionale di Monaco ha un master in Luxury management che comprende un corso di yachting management, può dirci qualche cosa di più?

Lanciato nel 2016 sotto l’impulso del Cluster, il master Yachting management, per quanto sappia l’unico al mondo, ha l’obbiettivo di formare i giovani studenti nelle specificità del settore e offrire loro opportunità di lavoro nel Principato. Sempre nella stessa ottica, lo Yacht Club ha creato nei suoi locali, la Belle classe Academy, un proprio centro di formazione per i professionisti. Per soddisfare la domanda dei nostri armatori, abbiamo sviluppato «Etiquette et protocole international», un modulo unico che contribuisce a promuovere l’immagine del Principato come destinazione affine a una certa arte di vivere.

Quanti sono membri iscritti allo Yacht Club, qual è la nazionalità dominante, quali i paesi esteri con cui Club e Cluster interagiscono di più?

Il Club ha 2mila membri di 68 nazionalità, francesi e italiani sono dominanti, anche grazie alla vicinanza dei confini, è gemellato con 14 prestigiosi club e ha accordi reciproci con una quarantina in tutto il mondo. È particolarmente legato al Circolo della vela Sicilia con l’organizzazione della Palermo-Montecarlo e lo Yacht Club Italiano nell’organizzazione della Giraglia Rolex. Sta inoltre tessendo nuovi collegamenti con l’Asia, attraverso lo sviluppo del marchio La Belle classe destinations, ha accordi col Visun Royal Yacht Club in Cina e supporta la creazione di yacht club. Attualmente lavoriamo a un progetto vicino a Shanghai, con la squadra di Jean Nouvel. Per quanto riguarda il Cluster, i suoi membri si muovono su tutte le principali fiere internazionali nella promozione di Monaco come destinazione e nelle relazioni economiche tra le imprese dello stesso settore.

MONACO YACHT SHOW. Meeting mondiale dei superyacht.

Con 120 superyacht in display, il Monaco Yact Show si riconferma una piattaforma unica al mondo per cantieri, broker, charter e lancio di nuove tecnologie, dove armatori reali e potenziali si confrontano, brand del lusso, designer, artisti e artigiani presentano creazioni e progetti. E l’Italia è protagonista.

Ce ne parla il direttore generale, Gaëlle Tallarida.

Dalla sua nascita a oggi, il Mys è sempre cresciuto, il successo è attribuibile a un insieme di fattori o a uno in particolare?

Lo Yacht Show è la risposta a un mercato che ha fatto da volano, con l’enorme evoluzione del gran diporto e della sua industria degli ultimi anni, un mercato che rappresentiamo e di cui siamo il riflesso. Noi esistiamo con successo da 27 anni e per ottenere tutto questo siamo sempre stati molto attenti ed esigenti nel nostro lavoro, nel selezionare le buone società, i buoni espositori e nell’offrire gli inviti. Non abbiamo mai accettato degli espositori giusto per riempire gli spazi, ma accogliamo nel porto solo chi è veramente interessato a una clientela esigente, all’altezza di soddisfarne le aspettative. Malgrado periodi complicati, come la crisi del 2008, abbiamo continuato a far evolvere il salone.

Lo yachting ha un forte legame con i settori del lusso, qual è quello più dominante?

Quello della decorazione d’interni, sia il design d’interni, ovvero l’organizzazione interna degli yacht, sia tutto ciò che va a completarlo, dai mobili all’arredo, dall’arte della tavola agli intarsi, le moquette e la tappezzeria d’altissima gamma. Un settore che completa la progettazione degli yacht e negli anni si è arricchito di sempre maggiori società, che selezioniamo scegliendo le migliori tra quelle che hanno già realizzato dei superyacht.

È vero che ci sono aziende e marchi che hanno aperto attività a Monaco solo in funzione dello yachting e dello Yacht Show?

Monaco è una piattaforma internazionale per il grande yachting, un porto e una città importante per questo settore, ma non credo che solo questo sia il fattore chiave nella decisione di installare un’attività o avere una location fissa nel Principato.

Che ruolo gioca l’Italia e quali sono i paesi più rappresentati?

L’Italia ha performance veramente forti nello yachting e da molti anni è molto presente, credo che sia stata tra i primi a legarsi allo Yacht Show, quasi dal suo debutto, con gruppi importanti come Ferretti.

Qual è il volano trainante di Monaco capitale dello yachting: il lusso, lo yachting di lusso o una voca-zione marina in cui il mare stesso è un bene di lusso?

Anche qui, un insieme di elementi. Chiaramente, la posizione rende Monaco imprescindibile per la navigazione dei grandi yacht e per i suoi clienti, ma quello che ne fa una piattaforma importante è la natura stessa del paese. Tutti oggi ci stiamo confrontando con situazioni delicate di sicurezza globale a livello politico e in Europa con molto terrorismo. Monaco è una piazza stabile e con una sicurezza importante, oltre ad avere un porto profondo e ottime strutture per l’accoglienza degli yacht, una città in cui ci si sente a proprio agio, con servizi d’alto livello, locali, hotel, ristoranti e negozi di lusso all’altezza del mondo dello yachting.

Approssimativamente, a quante persone dà lavoro il Mys? E quanto tempo prima si inizia a prepararlo?

Il team in carica per organizzare lo Yacht Show è di 15 persone, inclusa me, e lavora durante tutto l’anno, questo significa non fermarsi mai. Non bisogna pensare che un salone che vive con successo da tanti anni si sostenga da solo. Si tratta di un lavoro complicato che tocca e gestisce la totalità degli aspetti dell’evento, a partire dal montaggio delle sovrastrutture su un porto attivo, che si evolve e ha dei lavori in corso. Dobbiamo riflettere su ogni minimo dettaglio, dall’illuminazione alla decorazione, le moquette, le piante, le persone della sicurezza e dell’accoglienza: per il salone lavorano sul posto circa 300 persone. Inoltre, ci occupiamo del commerciale, della comunicazione, della definizione delle strategie e a cercare ogni anno di migliorarlo. Noi diciamo che il nostro peggior nemico potremmo essere noi stessi, se dovessimo lasciarci stordire dal fatto che va bene, come si dice in Francia, se questo accadesse sarebbe come «se tirer une balle dans le pied» (sparasi nel piede).

Quanto incide sul turismo d’affari?

Non parlerei affatto di turismo d’affari, al Monaco Yacht Show i turisti non si trovano proprio. Per noi l’idea è di selezionare e assicurarsi di avere sempre più clienti facoltosi, siamo molto esigenti nel filtrare gli accessi e quest’anno abbiamo dato un gran taglio anche agli inviti, per assicurarci che vengano le persone giuste. Ovviamente accogliamo dei visita-tori professionali legati all’industria dello yachting, ma non lo chiamerei turismo d’affari, si tratta piuttosto di persone che vengono per lavorare, anche in questo però stiamo cercando di porre un limite per favorire i clienti privati. Non bisogna mai dimenticare che questo è il momento dell’anno in cui i grandi cantieri presentano yacht che esordiscono a livello mondiale, quest’anno erano 47, sono loro le star e si accompagnano a un mondo di prodotti nuovi diversi e collegati, ma che rientrano in un target molto elevato.

PORTIER COVE. Un eco-quartiere gallegiante.

Chi va oggi nel Principato non ha la più vaga idea che la grande diga dove attraccano le navi da crociera e, durante il salone, i megayacht, sia semi galleggiante, agganciata alla terra da una rotula gigante che le permette una certa oscillazione e ancorata al fondale da catene nella sua parte più estrema, lasciando sotto di sé spazio per i pesci e la flora marina.

Un sistema costato più di 250 milioni di euro, concepito per durare più di 100 anni, costituito da un unico cassone in cemento pre-compresso realizzato ad Algesiras (Spagna) e trasportato via mare a Monaco nel 2002.

Da poco, invece, sono stati collocati i primi cassoni in cemento di quei 18 che serviranno per un nuovo avanza-mento sul mare, un eco-quartiere che sarà pronto nel 2025 e si chiamerà Portier Cove, un progetto da 2 miliardi. Sei ettari che andranno dal Forum Grimaldi all’Hotel Fairmont, tra la riserva marina di Lavrotto e l’area protetta di Les Spélugues, i cui cantieri nel fondale marino per la costruzione della cintura che lo dovrà contenere, rappresentano gran parte del miliardo previsto per l’infrastruttura marittima. Un costo su cui incidono le scelte ambientali, a partire dalle basi rocciose costituite da materiale scelto proveniente da Francia e Italia, alla messa in protezione della fauna e della flora marina coinvolta. Nella riserva di Larvotto e lungo la diga di Fontvieille, Andrimeda Océanologie ha ripiantato 518 metri cubi di posidonia, 143 nacchere sono state spostate in un ambiente idoneo, operazione guidata da un biologo dell’Università di Nizza.

Il 40% del fabbisogno energetico di Portier Cove sarà coperto da pannelli solari, il riscaldamento e raffreddamento degli edifici da pompe di calore che utilizzano l’acqua. Per gli spazi verdi è previsto un budget di 20 milioni.

Jean-Luc Nguyen, direttore dei Lavori pubblici del governo monegasco e del progetto di estensione urbana, ci dà qualche dettaglio su Portier Cove: «Gli architetti coinvolti nel progetto sono Renzo Piano, Denis Valode, Alexandre Giraldi e il paesaggista Michel Desvignes. Piano ha pro-gettato l’area attorno al porticciolo, incluso un edificio di 17 piani, il più alto dell’intera estensione. Inoltre, ha anche studiato la coerenza e l’integrazione del distretto nel suo contesto urbano e proposto un progetto di riqualificazione del complesso balneare del Larvotto».

Il governo aiuterà a finanziare il progetto?

La gestione dell’intero progetto, vale a dire progettazione, costruzione, finanziamento e marketing immobiliare, è di un consorzio privato. In quanto autorità pubblica concessionaria, il ruolo dello Stato è di supervisionare la costruzione e verificare che gli obiettivi e i requisiti siano rispettati. Lo Stato sarà anche il proprietario finale delle opere pubbliche, vale a dire l’infrastruttura marittima, le strutture e le attrezzature pubbliche, che riceverà al loro completamento.

Come intendete ridurre l’impatto del cantiere sottomarino?

L’impatto ambientale è al centro del progetto sin dal suo inizio, l’obiettivo principale è stato ridurre al minimo quelli del lavoro marino sul contesto naturale. L’attrezzatura e i metodi di costruzione sono stati adattati a questo requisito. Oltre 500 metri lineari di schermi sottomarini, dal fondale marino alla superficie, sono stati messi in atto per proteggere le due riserve marine situate nelle vicinanze del progetto. A terra è stata installata una parete insonorizzante alta 5 metri e lunga 500. Sin dall’inizio dei lavori è assicurato un monitoraggio continuo dell’ambiente marino (con sensori di temperatura e telecamere subacquee). L’infrastruttura è stata progettata per diventare un habitat per la vita marina. Sui cassoni ver-ranno realizzati adattamenti ecologici, superfici ruvide favorevoli alla colonizzazione, habitat artificiali nelle camere d’ammortizzamento delle onde. Quattordici cassoni sono già pronti, l’istallazione del primo è avvenuta l’11 settembre e il secondo a fine di settembre, quella di tutti sarà completata nel terzo trimestre del 2019.

A cura di Donatella Zucca

Pinacoteca sull’acqua

A bordo, tecnologia d’avanguardia e cura artigianale per ogni dettaglio. Sottocoperta, design sofisticato e opere d’arte contemporanea.

In navigazione, lusso raffinato e mai gridato. Così l’azienda nautica di Massimo Perotti va a gonfie vele. Dal 2005, con la nuova proprietà,  il fatturato è balzato da 40 a 300 milioni di euro.

Sanlorenzo è il secondo costruttore al mondo di yacht oltre i 24 metri, lo certifica il Global Order Book, l’indice di riferimento per i superyacht. Ma è il numero uno per la cura e la personalizzazione di ogni dettaglio, aspetti che ne fanno una vera e propria boutique della nautica. Tutto è sartoriale, creato su misura del committente. O meglio. Ogni Sanlorenzo è un foglio bianco che viene scritto assieme all’armatore.

Il brand ha compiuto 60 anni, festeggiati nel cantiere di Ameglia dove, per lo specialissimo compleanno, è arrivata l’onda degli armatori affezionati. Perché otto persone su dieci che acquistano un Sanlorenzo, lo ricomprano. L’identikit del cliente tipo? «Una persona abbastanza matura, che prima di arrivare a noi ha già sperimentato almeno quattro imbarcazioni, dunque con una certa esperienza nel mondo della nautica», dice Massimo Perotti, dal 2005 azionista di maggioranza, amministratore delegato e presidente di Sanlorenzo. Di Torino, 58 anni, laurea in Economia e commercio e un passato in Azimut, Perotti è l’artefice della rivoluzione del marchio che in 13 anni è passato da 40 a 300 milioni di fatturato. Uomo elegante e riservato, vive di mare ma è cresciuto ai piedi delle montagne. Che frequenta regolarmente, nei fine settimana, «lì ho tutta la mia famiglia, figli, genitori…». Piemontese, confessa, anche «nell’accortezza nello spendere, lo spreco mi dà fastidio, non voglio bruciare risorse e ricchezza. Non faccio questo lavoro per denaro, ma per passione».

Al suo arrivo, Sanlorenzo aveva chiari punti forza. Era noto per i suoi motoryacht di qualità, di un lusso raffinato e mai gridato, ma con una clientela circoscritta all’Italia, Spagna e solo marginalmente Germania. Messo piede in azienda, il manager allargò subito i mercati tanto che ora «i nostri clienti sono per il 60% europei, 25% americani, 15% provengono dall’Asia Pacifica. Spingono i mercati maturi, quelli crollati nel 2009 ma tornati in gran forza. Soffrono, invece, gli emergenti, quelli che anni fa salvarono la nautica della crisi. La Russia sta tornando, ci aspettiamo che nel 2019 dia un grosso contributo. Stiamo a vedere».
Al contempo è stata aumentata la capacità produttiva e le linee di produzione. I siti sono diventati quattro, a La Spezia, Ameglia, Viareggio e presto Massa, con una produzione articolata in quattro linee: motoryacht plananti in vetroresina da 19 a 37 metri (linea SL), navette semidislocanti da 27 a 38 metri (linea SD), la nuova linea fast displacement (SX) ed i superyacht in metallo da 40 a 80 metri (Superyacht Division). In 60 anni d’attività, sono stati varati oltre 950 yacht, ma quel che più conta: ognuno diverso dall’altro poiché adattato alle specifiche richieste della committenza. Vi sono 1.600 dipendenti di cui 400 diretti e 1.200 indiretti, 50 le imbarcazioni varate in un anno. Numeri che non sono destinati a lievitare al massimo del 20%. «Perché due sono i vincoli che intendiamo rispettare e pongono un tetto alla crescita numerica: la cura artigianale del prodotto e il rapporto personale con il cliente».
Nel mondo Sanlorenzo orbitano persone disposte a spendere dai 4,5 milioni in su, toccando anche gli 80 milioni. è il genere di armatore che taglia i passaggi e vuole parlare con la testa del cantiere, Perotti. «Sono uomini ricchi, capaci, hanno avuto successo negli affari», leader che vogliono trattare con leader. E che non amano l’opulenza, e neppure «usano la barca per ostentare ricchezza. Il nostro è un cliente elegante, gode del prodotto perché è fatto bene, artigianalmente».
Sempre a proposito di numeri. Entro il 2020 verranno investiti 60 milioni di euro di cui 24 destinati al sito produttivo di La Spezia e alla sua ristrutturazione, 20 per il sito di Ameglia, in cui saranno raddoppiati agli spazi dedicati alla produzione di imbarcazioni in vetroresina, 16 per l’acquisizione dei cantieri Fipa a Massa (circa 20mila mq) e a Viareggio (7mila mq) e per la ristrutturazione dell’esistente cantiere. Inoltre, oltre 30 milioni di euro saranno destinati alla realizzazione di nuovi prodotti e alla ricerca e sviluppo.

Un’altra chiave del successo di questo marchio squisitamente italiano sta nell’aver deciso di raccontare un modo diverso di vivere il mare. Il colpo di genio si deve allo style director Sergio Buttiglieri che intuì quanto fosse importante tornare a far dialogare la nautica con l’arte e il design contemporanei.
«Il rapporto di fiducia con Perotti fu immediato e man mano che ci conoscevamo» racconta Buttiglieri, «maturavo le possibili proposte di nuovi designer da fargli conoscere per modificare l’immaginario dei nostri yacht. Comprendevo la mia grande responsabilità: le mie proposte, se non adatte, potevano mandare in fumo contratti da milioni di euro. Quindi la scelta del nuovo famoso designer da introdurre nella nautica fu fondamentale. Doveva essere uno che non aveva mai lavorato in questo settore proprio per far percepire meglio la novità del suo linguaggio. Non doveva essere un designer radicale, di quelli che inquietano, ma riconosciuto a livello internazionale per la sobrietà e la raffinatezza delle creazioni». La scelta cadde su Rodolfo Dordoni Architetti, in seguito si aggiunsero Antonio Citterio, Patricia Viel e Piero Lissoni. Lissoni è fresco di nomina come art decor, a lui (anche) il compito di ridisegnare gli stabilimenti con il fermo proposito di esaltare la dignità della forza lavoro.
Perotti mise subito alla prova Buttiglieri e Dordoni facendogli disegnare il suo yacht. In questo modo fugò le incertezze che in azienda persistevano su questo progetto, preoccupati per il layout non convenzionale, i materiali inconsueti, le atmosfere metropolitane. Tutti i dubbi sulla sua vendibilità svanirono direttamente al Salone Nautico di Genova del 2009, dove arrivò un armatore austriaco che immediatamente firmò l’acquisto dello yacht, irretito dal sapore decisamente contemporaneo del progetto di Dordoni Architetti. «Ricordo ancora la fila di giornalisti e di armatori che tramite il passaparola venivano a vedere la novità più gettonata del salone» (Buttiglieri).

Sanlorenzo collabora con gallerie e istituzioni culturali. Con La Triennale di Milano per il FuoriSalone del Mobile 2017 e 2018 era presente con le installazioni Sanlorenzo: Il mare a Milano e Il mare a Milano: Yachtville. Con Tornabuoni Arte, in occasione di Art Basel Miami Beach nel 2016 e della 57ª Biennale d’Arte a Venezia, ha messo a punto esposizioni a bordo di propri yacht dedicate al Monocromo Italiano e ad Alighiero Boetti. L’azienda ha recentemente siglato un accordo esclusivo triennale di partnership con Art Basel, la fiera d’arte più significativa sulla scena internazionale
L’interior dei Sanlorenzo è italiano per il 90%. Buttiglieri spiega che ama «portare gli armatori nei vari showroom di Milano per condividere le scelte». Tra le firme irrinunciabili, Boffi, Artemide, B&B, Frau, Flexform, Minotti, Paola Lenti, Roda, Ivano Redaelli, Edra, Penelope, Maxalto, Cassina, Baxter, Living divani, Ceccotti, Giorgetti, Vitra, Knoll, Kettal, Dedon, Mastro Raphael, Lintea Mare, Penelope, Flos, Fontana Arte Foscarini, Viabizzuno, Nemo.
I Sanlorenzo sono una pinacoteca sull’acqua. Capita spesso che siano gli armatori stessi, in genere collezionisti, a portare opere dalle loro collezioni. «Però chi già ha dei Picasso, Matisse, Dubuffet…, anche per motivi di sicurezza, sulla barca preferisce, esporre giovani emergenti. Li consigliamo noi in collaborazione con gallerie d’arte, anzitutto Tornabuoni Arte». I gusti prevalenti? «In genere sono predilette le opere astratte, e anche foto d’autore in bianco e nero perfette per un dialogo con i nostri interni contemporanei». Si tratta di yacht eleganti, dalle linee sobrie e equilibrio delle masse, «vogliamo offrire ai nostri committenti un vestito su misura per loro. Un abito che non urli la loro ricchezza ma che esprima al meglio il gusto per il made In Italy. I nostri yacht non si scelgono perché corrono di più o per fare show off. Sono caratterizzati da un’estrema armonia degli esterni che dialogano perfettamente con la qualità degli interni» (Buttiglieri).

Audace e visionario, di nuovo Sanlorenzo ha sfidato le convenzioni presentando, in settembre sia al Yachting Festival di Cannes sia al Salone Nautico di Genova il primo motoryacht asimmetrico al mondo: SL102. Asimmetrico come la natura, come il corpo umano, come una casa. Di primo acchito nulla trapela, poi l’occhio attento scopre che la barca ha i due lati diversi, e quel che ne consegue. L’idea madre nacque dall’incontro di Perotti con Chris Bangle, a lungo guida dei team di design di Bmw, Mini e Rolls Royce, poi lo studio Zuccon ha implementato quel lampo di creatività, «trovando la simmetria nell’asimmetria e conciliando innovazione e tradizione» (Perotti).
SL102 ripensa così il layout canonico di uno yacht, mantenendo il solo passavanti sul lato di dritta ed eliminando quello sinistro, che viene portato sul tetto della struttura, consentendo attraverso questa configurazione asimmetrica, mai sperimentata prima, di recuperare circa 10 mq di superficie a favore degli ambienti interni.
Al Monaco Yacht Show Sanlorenzo partecipa con quattro superyacht tra cui il 500Exp. Caratterizzato da una zona di poppa allungata rispetto al 460Exp per una lunghezza totale fuori tutto di 47 metri e una larghezza massima di 9,60 metri, il 500Exp mantiene lo stile e il volume della sovrastruttura avanzata verso prua che caratterizza con tanta personalità la gamma Explorer Sanlorenzo, testimoniando nelle sue linee eleganti e senza tempo la massima cura nei confronti dell’estetica che da sempre contraddistingue il cantiere.

A cura di Piera Anna Franini

L’industria del lusso si espande e assume nuove identità

Guidano il cambiamento la tecnologia digitale, un contagioso millennial style che favorisce il casual, la stravaganza e il divertimento, il mercato cinese volto verso valori di identity statement, classici rinnovati di esclusività e qualità.

I cambiamenti epocali dell’ultimo decennio segnano anche il mondo del lusso, modificandone i valori e lo stesso concetto. Internet, social e acquisti online ne hanno ampliato i confini rendendolo globalmente accessibile e seducente. La sua percezione segue i ritmi e la mutevolezza dei tempi, diversificandosi a seconda di dove e come vive il suo consumatore, coinvolgendo a livello aspirazionale, proponendo un modo di essere prima ancora dei suoi stessi prodotti, e invogliando a identificarsi nel brand.

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Numeri in crescita. Secondo una ricerca condotta da Deloitte, l’industria globale del lusso continua a crescere, nel 2023 raggiungerà 490 milioni di consumatori e vendite pari a 1.185 miliardi di euro. Lo studio True luxury global consumer insight di Boston Consulting Group, presentato a gennaio 2018, parla di un mercato che nel 2017 ha raggiunto i 915 miliardi di euro e di una stima di 1.260 miliardi per il 2024, di un incremento maggiore del lusso esperienziale rispetto a quello personale, grazie a un contributo del 130% proveniente dai millennial, del 70% dai cinesi e degli sviluppi del canale online che rappresenterà oltre il 15% del mercato.
Secondo il Luxury goods worldwide market study dell’autunno/inverno 2017 pubblicato da Bain & Company per Fondazione Altagamma, oltre l’80% del mercato dell’industria mondiale del lusso è cresciuto del 5% toccando 1,2 trilioni di dollari. Performance generate da nove segmenti, guidate da auto, ospitalità e beni personali in aumento a livello mondiale, con i prodotti enogastronomici e crociere che si distinguono nelle vendite della sfera esperienziale, rispettivamente con crescite del 6% e del 14%. Da tutti gli osservatori emerge l’importanza della svolta impressa dalle nuove generazioni, i consumatori più influenzati dal digitale. Clienti fedeli al brand di cui tendono ad acquistare tutto il possibile, ma che non esitano a lasciarlo quando diventa troppo comune, assetati di novità, voglia d’essere cool e creare un proprio stile.
Altrettanto cruciale è il ruolo dei canali online e dei social media, in continuo sviluppo: brand.com, negozi multi-brand e piattaforme di e-commerce generaliste a prezzo pieno coprono il 90% degli acquisti online, il restante va ai negozi multi-brand a prezzi scontati, i siti di flash sale e le vendite sui social media, un cosmo le cui varianti dipendono dalla nazionalità e generazione di chi acquista. Mercati maturi e senior preferiscono il brand.com, i millennial i negozi multi-brand, la Cina i social media e gli e-commerce generalisti, per il 75% in aggiunta ai negozi fisici, un canale di vendita che diminuisce in tutto il mondo ma, reinventato e proposto diversamente, godrà di una forte ripresa.

In generale, lo shopper informatico preferisce gli accessori all’abbigliamento, cresce nel beauty, nei gioielli e orologi, con i siti monomarca che assorbono il 31% degli acquisti. Sul fronte dei beni personali, si stima che entro il 2025 le vendite online copriranno il 25% del mercato, con cellulari e tablet protagonisti di oltre la metà degli acquisti, una percentuale che sale nelle fasce giovani e in Cina arriva al 77%, per lo più da smartphone. L’attenzione e l’interazione con social media, influencer e fashion blogger è sempre maggiore, cala Facebook e, in Occidente, cresce Instagram. Per alcuni settori e marchi, i blogger sono diventati un riferimento, ormai dei veri professionisti che trovano terreno fertile in Usa e crescente in Cina, dove c’è chi raggiunge 7 milioni di follower e una media di 100mila visualizzazioni per articolo pubblicato.
Un altro fenomeno interessante, è una maggior propensione verso il «made in» nella scelta di prodotti, campo in cui l’Italia gioca carte vincenti, aiutata da quello che per molto tempo è stato considerato un difetto: la stanzialità della filiera produttiva. Fattore legato alle dimensioni aziendali mediamente piccole e frazionate, che hanno scoraggiato l’emigrazione delle produzioni in Paesi a basso costo, andando oggi a favore del controllo della filiera e della qualità. Un ex difetto diventato pregio che, grazie a una tecnologia globalmente accessibile, contribuisce ad alimentare una contagiosa febbre di lusso in ogni campo del vivere. Un contesto in cui crescono le vendite di auto, i viaggi, l’ospitalità e, grazie a baby boomer e millennial, le crociere, specialmente se expedition o su navi di dimensioni più piccole della media, tipiche di compagnie come Seabourn o Silversea. Conferma la tendenza, il recente ingresso di Msc Crociere nell’extralusso con 4 ordini di navi sotto i 200 metri per soli 700 passeggeri che navigheranno nel Mediterraneo.
Super alcolici, vini e alimenti di alta qualità seguono la crescita con un +6% dando forma a un mondo, in cui le app di consegna a domicilio interessano persino i ristoranti stellati. L’industria del grande yachting, di cui l’Italia è leader mondiale, mantiene le sue posizioni, nonostante i giovani preferiscano il charter, un noleggio che al top di gamma diventa crociera per una nicchia in crescita di fruitori.

«Sostituirei la parola lusso con bellezza, bellezza che si lega col buon gusto, ormai una cosa rara», dice l’editore Sandro Battistessa, fondatore e patron di Genivs Loci, da due decenni un riferimento nel marketing dell’accoglienza d’alta gamma e oggi nel grande yachting. «C’è quello consapevole nato da una scelta e l’inconsapevole dall’alienazione. Nel primo caso è un tributo verso noi stessi che può diventare addirittura necessario, spesso però la scelta arriva da un sistema di promozione alienante. Idealmente dovrebbe essere capace di disegnare la felicità, qualcuno però si sente felice anche in un orribile resort 5 stelle. Ciò che intendo, è un mondo vivo, con radici che pulsano dentro la terra, espressioni della cultura locale e della vita della comunità. A volte però la globalizzazione appiattisce e distrugge questo tipo di ricchezza. La mia idea è valorizzare i geni dell’alto artigianato, quelle persone coraggiose che ogni giorno portano avanti le tradizioni di un paese come il nostro. Lo stesso ceo di Hermès ha detto che lusso è tutto ciò che nasce dai grandi artigiani del saper fare. Vorrei dar loro spazio e voce, spiegare che sono ancora loro che sanno creare meraviglia».
Rispondendo alla domanda su come sta giocando questo momento il settore dell’accoglienza, dice: «Sull’hôtellerie di alta gamma ci sarebbero tante cose da dire, io però parlerei del grand hotel Italia, che ha un asset fatto di meraviglie e bellezze eterne, ma non ha saputo dotarsi di servizi atti a cogliere tutto quello di cui potrebbe beneficiare. Purtroppo oggi vincono i grandi gruppi stranieri votati al profitto e le grandi famiglie stanno scomparendo. In Italia però ce ne sono ancora, abbiamo luoghi di ospitalità straordinari dove si può cogliere quell’amore che deriva da tre/cinque generazioni di presenza e dove i grandi gruppi perdono, nonostante siano in grado di costruire standard di cura del cliente talvolta eccezionali. Dei veri genius loci, dove senti l’anima del territorio e ne percepisci i profumi».

Un nuovo concept che in Italia ispira. A Milano, l’hotel 5 stelle Palazzo Parigi si riallaccia a questo concetto, essendo forse l’unico albergo indipendente di una proprietà italiana coraggiosa, l’architetto Paola Giambelli, appartenente a una grande famiglia di imprenditori, che sembra aver vinto la sua sfida essendo riuscita a emergere ad altissimo livello e a creare qualcosa di unico.
Il gruppo Alajmo, una famiglia che vanta una lunga storia nella gastronomia di qualità, ha scelto Philppe Starck per il restauro del Grancaffè & Ristorante Quadri in piazza San Marco a Venezia. Un locale che l’archistar parigino ha definito straordinario ma dormiente e dove cercando le sue meraviglie lui e gli Alajmo hanno trovato un paese delle meraviglie, come spesso succede in Italia.
Persino i masi dell’Alto Adige sono toccati da questa ventata di lusso inteso come alto di gamma, nei suoi il Gallo Rosso ha scelto i fiori al posto delle stelle per premiarne bellezza, qualità nel servizio e la vivibilità, capacità di accogliere e intrattenere. Nel cuore delle colline di Fiumana, vicino a Forlì, il Borgo Condé Wine Resort è un altro esempio che prevalica i classici del lusso fondando le sue radici nel territorio. Un contesto rurale fatto da una tenuta di 110 ettari, di cui 100 di vigneti da Sangiovese, con spa, ristorante che utilizza prodotti locali e percorsi campestri.
Persino eventi come la Coppa Milano-Sanremo, parlano di questo modo d’intendere il lusso. Una rievocazione di auto d’epoca lungo le strade di una gara nata nel 1906 che, grazie all’agenzia Equipe International, fa rivivere valori sopiti, riscoprire bellezze e vie dimenticate, ville come la Ottolenghi e la Sparina nel Gavi. Circa 600km con 80 comuni coinvolti e più di 60 prove in due giorni per protagoniste con gentleman driver al volante, come la Fiat 609S del 1926 guidata da Emanuele Filiberto di Savoia.
Piccole e grandi cose di cui si potrebbe fare una lunga lista, che arricchiscono un campo da gioco, ampliato dall’aumento di ricchezza dei mercati emergenti, che vede a confronto attori di ogni tipo e misura, stimola ad apprezzare la bellezza e la conoscenza, spinge il cliente ad avere ruoli attivi, i marchi a implementare modelli di business articolati e dove cresce il valore del made in. Nella scena europea dei prodotti per la persona, quello italiano primeggia negli accessori e l’abbigliamento, il francese nei cosmetici e profumi, gli americani preferiscono il made in America e i cinesi il made in France.
Passando a un altro mercato del lusso, i cinesi azionisti di maggioranza del Gruppo Ferretti, leader nella produzione di superyacht di lusso, ne hanno rispettato in toto l’italianità. Una tendenza ad apprezzare l’origine del prodotto che forse lega col loro primato negli acquisti all’estero, specialmente in Francia, Usa e Italia, ma comune anche ad altri paesi, specialmente nel campo dei beni di lusso personali. Come emerge dallo studio Deloitte Emea Fashion & Luxury, circa la metà avvengono in viaggio, per il 31% in store, per il 16% in aeroporto e per il 60% sono effettuati da cittadini di paesi emergenti.
Per valore, l’Europa è tornata l’area di riferimento, con 87 miliardi di euro di vendite al dettaglio. La Cina cresce del 15% con tassi di cambio correnti, raggiungendo un volume di 20 miliardi, un po’ meno il Giappone, che però tocca i 22 miliardi di euro, e il resto dell’Asia. Un sudato +2% va a Nord e Sud America, che però raggiunge gli 84 miliardi di valore. Nei canali di vendita, sale a +24% l’online, per circa la metà coperto dal mercato statunitense, ma con Europa e Asia che registrano le crescite maggiori, seguono il retail e il wholesale favorito dai negozi specializzati e penalizzato dal calo dei grandi magazzini. L’Italia domina la classifica delle 100 aziende più rappresentative del lusso mondiale, stilata da Deloitte, con ben 26 presenze e con Luxottica nella top ten. Insieme generano circa il 16% dei ricavi globali e vantano incrementi superiori alla media.

A cura di Donatella Zucca

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