Lusso sull’acqua

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Ambiente, yachting e immobiliare, a Monte Carlo si investe su un mix sinergico di elementi elevati a valori di una vera economia del mare, un’arte antica che si rinnova generando business e un modello di sviluppo generando business e un modello di sviluppo.

Il Principato di Monaco è il secondo paese più piccolo del mondo, ma tra i più ricchi, con 38mila residenti, di cui uno su tre è milionario. Una percentuale in aumento insieme al suo territorio, che avanzerà ancora sul mare, come negli anni Settanta con il quartiere di Fontvieille, applicando nuove tecniche per rendere l’opera meno impattante, a costi vertiginosi che comunque saranno ben ripagati.

Il progetto vale 2 miliardi di euro e pare che i ricavi della vendita di appartamenti e case, la cui richiesta supera l’offerta, raggiungeranno i 3,5 miliardi. A Monaco, il 70% degli abitanti sono stranieri attirati dalla politica fiscale, dal fatto che dal 1869 non c’è imposta sul reddito, che il posto è bello e ci si vive bene. Un benessere che dà lavoro a 40mila pendolari giornalieri di Francia e Italia, attira un turismo d’élite da terra e dal mare per i suoi locali, alberghi, servizi d’alto livello, eventi unici e una location privilegiata nel cuore della Costa Azzurra.

Sin da fine ottocento, il Principato è un laboratorio di idee e iniziative che pongono l’ambiente e il mare in primo piano, a livello locale e internazionale. Alberto I fondò il Museo Oceanografico, fu tra i primi studiosi degli oceani a occuparsi delle aree marine e dei boschi attorno a Monaco, una mission proseguita allargando gli orizzonti coi principi Ranieri III e Alberto II, attraverso convegni e incontri di studiosi e scienziati di ogni parte del mondo.

A partire dalla diga del porto principale, ogni struttura, infrastruttura e collegamento stradale sono studiati per minimizzarne l’impatto ambientale. In questo contesto lo yachting gioca ruolo importante, c’è una tale richiesta di posti barca che il Principato sta realizzando una marina a Ventimiglia e un porto più piccolo nascerà nel nuovo quartiere sul mare.

Il Cluster Yachting Monaco è un player di sostegno del settore che promuove varie iniziative, tra cui il master in Luxury and management all’Università Internazionale. Il Monaco Yacht Show è, assieme al gran premio di Formula 1, l’evento più atteso e partecipato: quest’anno, dal 26 al 29 settembre, si sono presentati 590 espositori, 120 superyacht sino a 90mt di lunghezza e in media di 50mt. Nonostante biglietti dai 280 ai 300 euro al giorno, l’evento è andato sold out. Come sempre lo Yacht Club Monaco ha giocato un ruolo chiave con eventi a ogni ora del giorno e della notte, aperto dal Monte-Carlo Gala for the Global Ocean, presieduto dal principe Alberto II, al quale hanno partecipa-to artisti e filantropi impegnati nella protezione degli oceani.

«Gli oceani coprono più dei due terzi del pianeta e sono minacciati come mai nella storia», ha detto il principe. «Gli oceani hanno bisogno di noi. Hanno bisogno che noi li proteggiamo. Hanno bisogno che noi inventiamo». Durante la serata, l’asta Twenty thousand leagues under the sea ha raccolto oltre 14 milioni di dollari per iniziative di conservazione marina e a supporto di 37 progetti. L’impatto dell’industria nautica nel bilancio del Principato, come da altre parti, è difficilmente valutabile, per la diversità e complessità dei settori che tocca.

Come ha spiegato a World Excellence Jean Castellini, consigliere del governo e ministro delle Finanze e dell’economia di Monaco, «la nautica da diporto non è un settore istituzionale come l’industria, la vendita al dettaglio o all’ingrosso. L’Imsee, in collaborazione con lo Yacht Club di Monaco, ha cercato di identifi care in ciascun settore istituzionale (per la prima volta nel 2015) le aziende che hanno un’attività economica generata principalmente dalla presenza di yacht nel Principato. Per esempio, una società di computer che lavora principalmente per i dispositivi informatici di yacht, un’agenzia temporanea che offre solo personale di bordo etc. Secondo questo metodo, nel 2017 sono state identificate 262 società. Sulla base di questa selezione, si stima che il fatturato da loro realizzato nel 2017 sia di circa 720 milioni di euro e che abbiano 1.522 salariati regolarmente assunti».

YACHT CLUB MONACO. Capitale (green) della nautica.

Yacht Club Monaco e Cluster Yachting Monaco sono i due protagonisti dello sviluppo del settore nautico nel Principato.

Ce ne parla Bernard d’Alessandri, segretario generale dello Yacht Club Monaco e presidente del Cluster Yachting Monaco.

Lei conferma che lo yachting è tra i principali settori del Principato?

Come dimostra l’aumento esponenziale delle dimensioni degli yacht e lo sforzo del governo sugli impianti portuali, nel corso degli ultimi 30 anni il settore non ha mai cessato di evolversi. Secondo uno studio con- dotto da Imsee per il Cluster Yachting Monaco, risulta il quarto più grande del Principato e rappresenta oltre il 5% del fatturato monegasco. Nel 2017, è stato rappresentato da oltre 300 aziende, 15 delle quali con un aumento di fatturato del 250% dal 2005.

Yacht Club Monaco, Cluster Yachting Monaco e Monaco Yacht Show sembrano muoversi in sinergia, è questa la chiave del successo?

È essenziale. La forza di Monaco è di essere geograficamente un piccolo Stato, ma il suo spazio ristretto consente di promuovere scambi e lavorare in concerto. La sinergia di queste tre entità nella promozione del Principato, lo rende sempre più attraente per lo yachting, grazie alla reputazione internazionale del Monaco Yacht Club e attraverso il suo progetto «Monaco capitale dello yachting». Il Cluster Yachting Monaco riunisce 150 professioni- sti del posto e il Monaco Yacht Show evidenzia le innovazioni del settore, continuando a svilupparsi negli anni e affermandosi, come il gran premio di Formula 1, uno dei principali appuntamenti. Il nostro Yacht Club è il punto d’incontro e accoglienza degli armatori, in questo spirito organizziamo diversi simposi su temi attuali e, in collaborazione col gruppo Ferretti, un concerto esclusivo nel nostro Marina, che ha visto in scena Elton John, i Duran Duran e questo anno Sting. Sempre agli armatori, dedichiamo la Monaco Classic Week, uno dei più grandi raduni di barche d’epoca, nel 2019 festeggerà i 110 anni di Tuiga, la nostra ammiraglia.

Lusso, yachting, tecnologia e ambiente: quali sono le maggiori difficoltà di questa sinergia?

Non parlerei di difficoltà ma di sfide. Se vogliamo posizionare Monaco come la capitale dello yachting, la sfida più grande è guardare al futuro, immaginare la nautica di domani e dare l’esempio. È in questa prospettiva e ricollegandoci alla tradizione d’innovazione di Monaco nella propulsione, quando già nel 1904 i più grandi industriali e automobilisti venivano qui a testare le loro invenzioni sull’acqua, che dal 2014 abbiamo lanciato la Solar & energy boat challenge. Un evento il cui obiettivo è cercare delle soluzioni ai problemi energetici e ambientali delle industrie nautiche e marittime. Vogliamo mettere in contatto studenti del settore e dell’ingegneria perché possano collaborare a un’evoluzione in questo ambito. Insieme costruiscono la vela del futuro e sviluppano progetti che tendono a diventare sempre più reali. Qualcosa di concreto che si può notare durante gli eventi nautici e in particolare la regata Monaco-Ventimiglia che avrà luogo a luglio.

L’Università Internazionale di Monaco ha un master in Luxury management che comprende un corso di yachting management, può dirci qualche cosa di più?

Lanciato nel 2016 sotto l’impulso del Cluster, il master Yachting management, per quanto sappia l’unico al mondo, ha l’obbiettivo di formare i giovani studenti nelle specificità del settore e offrire loro opportunità di lavoro nel Principato. Sempre nella stessa ottica, lo Yacht Club ha creato nei suoi locali, la Belle classe Academy, un proprio centro di formazione per i professionisti. Per soddisfare la domanda dei nostri armatori, abbiamo sviluppato «Etiquette et protocole international», un modulo unico che contribuisce a promuovere l’immagine del Principato come destinazione affine a una certa arte di vivere.

Quanti sono membri iscritti allo Yacht Club, qual è la nazionalità dominante, quali i paesi esteri con cui Club e Cluster interagiscono di più?

Il Club ha 2mila membri di 68 nazionalità, francesi e italiani sono dominanti, anche grazie alla vicinanza dei confini, è gemellato con 14 prestigiosi club e ha accordi reciproci con una quarantina in tutto il mondo. È particolarmente legato al Circolo della vela Sicilia con l’organizzazione della Palermo-Montecarlo e lo Yacht Club Italiano nell’organizzazione della Giraglia Rolex. Sta inoltre tessendo nuovi collegamenti con l’Asia, attraverso lo sviluppo del marchio La Belle classe destinations, ha accordi col Visun Royal Yacht Club in Cina e supporta la creazione di yacht club. Attualmente lavoriamo a un progetto vicino a Shanghai, con la squadra di Jean Nouvel. Per quanto riguarda il Cluster, i suoi membri si muovono su tutte le principali fiere internazionali nella promozione di Monaco come destinazione e nelle relazioni economiche tra le imprese dello stesso settore.

MONACO YACHT SHOW. Meeting mondiale dei superyacht.

Con 120 superyacht in display, il Monaco Yact Show si riconferma una piattaforma unica al mondo per cantieri, broker, charter e lancio di nuove tecnologie, dove armatori reali e potenziali si confrontano, brand del lusso, designer, artisti e artigiani presentano creazioni e progetti. E l’Italia è protagonista.

Ce ne parla il direttore generale, Gaëlle Tallarida.

Dalla sua nascita a oggi, il Mys è sempre cresciuto, il successo è attribuibile a un insieme di fattori o a uno in particolare?

Lo Yacht Show è la risposta a un mercato che ha fatto da volano, con l’enorme evoluzione del gran diporto e della sua industria degli ultimi anni, un mercato che rappresentiamo e di cui siamo il riflesso. Noi esistiamo con successo da 27 anni e per ottenere tutto questo siamo sempre stati molto attenti ed esigenti nel nostro lavoro, nel selezionare le buone società, i buoni espositori e nell’offrire gli inviti. Non abbiamo mai accettato degli espositori giusto per riempire gli spazi, ma accogliamo nel porto solo chi è veramente interessato a una clientela esigente, all’altezza di soddisfarne le aspettative. Malgrado periodi complicati, come la crisi del 2008, abbiamo continuato a far evolvere il salone.

Lo yachting ha un forte legame con i settori del lusso, qual è quello più dominante?

Quello della decorazione d’interni, sia il design d’interni, ovvero l’organizzazione interna degli yacht, sia tutto ciò che va a completarlo, dai mobili all’arredo, dall’arte della tavola agli intarsi, le moquette e la tappezzeria d’altissima gamma. Un settore che completa la progettazione degli yacht e negli anni si è arricchito di sempre maggiori società, che selezioniamo scegliendo le migliori tra quelle che hanno già realizzato dei superyacht.

È vero che ci sono aziende e marchi che hanno aperto attività a Monaco solo in funzione dello yachting e dello Yacht Show?

Monaco è una piattaforma internazionale per il grande yachting, un porto e una città importante per questo settore, ma non credo che solo questo sia il fattore chiave nella decisione di installare un’attività o avere una location fissa nel Principato.

Che ruolo gioca l’Italia e quali sono i paesi più rappresentati?

L’Italia ha performance veramente forti nello yachting e da molti anni è molto presente, credo che sia stata tra i primi a legarsi allo Yacht Show, quasi dal suo debutto, con gruppi importanti come Ferretti.

Qual è il volano trainante di Monaco capitale dello yachting: il lusso, lo yachting di lusso o una voca-zione marina in cui il mare stesso è un bene di lusso?

Anche qui, un insieme di elementi. Chiaramente, la posizione rende Monaco imprescindibile per la navigazione dei grandi yacht e per i suoi clienti, ma quello che ne fa una piattaforma importante è la natura stessa del paese. Tutti oggi ci stiamo confrontando con situazioni delicate di sicurezza globale a livello politico e in Europa con molto terrorismo. Monaco è una piazza stabile e con una sicurezza importante, oltre ad avere un porto profondo e ottime strutture per l’accoglienza degli yacht, una città in cui ci si sente a proprio agio, con servizi d’alto livello, locali, hotel, ristoranti e negozi di lusso all’altezza del mondo dello yachting.

Approssimativamente, a quante persone dà lavoro il Mys? E quanto tempo prima si inizia a prepararlo?

Il team in carica per organizzare lo Yacht Show è di 15 persone, inclusa me, e lavora durante tutto l’anno, questo significa non fermarsi mai. Non bisogna pensare che un salone che vive con successo da tanti anni si sostenga da solo. Si tratta di un lavoro complicato che tocca e gestisce la totalità degli aspetti dell’evento, a partire dal montaggio delle sovrastrutture su un porto attivo, che si evolve e ha dei lavori in corso. Dobbiamo riflettere su ogni minimo dettaglio, dall’illuminazione alla decorazione, le moquette, le piante, le persone della sicurezza e dell’accoglienza: per il salone lavorano sul posto circa 300 persone. Inoltre, ci occupiamo del commerciale, della comunicazione, della definizione delle strategie e a cercare ogni anno di migliorarlo. Noi diciamo che il nostro peggior nemico potremmo essere noi stessi, se dovessimo lasciarci stordire dal fatto che va bene, come si dice in Francia, se questo accadesse sarebbe come «se tirer une balle dans le pied» (sparasi nel piede).

Quanto incide sul turismo d’affari?

Non parlerei affatto di turismo d’affari, al Monaco Yacht Show i turisti non si trovano proprio. Per noi l’idea è di selezionare e assicurarsi di avere sempre più clienti facoltosi, siamo molto esigenti nel filtrare gli accessi e quest’anno abbiamo dato un gran taglio anche agli inviti, per assicurarci che vengano le persone giuste. Ovviamente accogliamo dei visita-tori professionali legati all’industria dello yachting, ma non lo chiamerei turismo d’affari, si tratta piuttosto di persone che vengono per lavorare, anche in questo però stiamo cercando di porre un limite per favorire i clienti privati. Non bisogna mai dimenticare che questo è il momento dell’anno in cui i grandi cantieri presentano yacht che esordiscono a livello mondiale, quest’anno erano 47, sono loro le star e si accompagnano a un mondo di prodotti nuovi diversi e collegati, ma che rientrano in un target molto elevato.

PORTIER COVE. Un eco-quartiere gallegiante.

Chi va oggi nel Principato non ha la più vaga idea che la grande diga dove attraccano le navi da crociera e, durante il salone, i megayacht, sia semi galleggiante, agganciata alla terra da una rotula gigante che le permette una certa oscillazione e ancorata al fondale da catene nella sua parte più estrema, lasciando sotto di sé spazio per i pesci e la flora marina.

Un sistema costato più di 250 milioni di euro, concepito per durare più di 100 anni, costituito da un unico cassone in cemento pre-compresso realizzato ad Algesiras (Spagna) e trasportato via mare a Monaco nel 2002.

Da poco, invece, sono stati collocati i primi cassoni in cemento di quei 18 che serviranno per un nuovo avanza-mento sul mare, un eco-quartiere che sarà pronto nel 2025 e si chiamerà Portier Cove, un progetto da 2 miliardi. Sei ettari che andranno dal Forum Grimaldi all’Hotel Fairmont, tra la riserva marina di Lavrotto e l’area protetta di Les Spélugues, i cui cantieri nel fondale marino per la costruzione della cintura che lo dovrà contenere, rappresentano gran parte del miliardo previsto per l’infrastruttura marittima. Un costo su cui incidono le scelte ambientali, a partire dalle basi rocciose costituite da materiale scelto proveniente da Francia e Italia, alla messa in protezione della fauna e della flora marina coinvolta. Nella riserva di Larvotto e lungo la diga di Fontvieille, Andrimeda Océanologie ha ripiantato 518 metri cubi di posidonia, 143 nacchere sono state spostate in un ambiente idoneo, operazione guidata da un biologo dell’Università di Nizza.

Il 40% del fabbisogno energetico di Portier Cove sarà coperto da pannelli solari, il riscaldamento e raffreddamento degli edifici da pompe di calore che utilizzano l’acqua. Per gli spazi verdi è previsto un budget di 20 milioni.

Jean-Luc Nguyen, direttore dei Lavori pubblici del governo monegasco e del progetto di estensione urbana, ci dà qualche dettaglio su Portier Cove: «Gli architetti coinvolti nel progetto sono Renzo Piano, Denis Valode, Alexandre Giraldi e il paesaggista Michel Desvignes. Piano ha pro-gettato l’area attorno al porticciolo, incluso un edificio di 17 piani, il più alto dell’intera estensione. Inoltre, ha anche studiato la coerenza e l’integrazione del distretto nel suo contesto urbano e proposto un progetto di riqualificazione del complesso balneare del Larvotto».

Il governo aiuterà a finanziare il progetto?

La gestione dell’intero progetto, vale a dire progettazione, costruzione, finanziamento e marketing immobiliare, è di un consorzio privato. In quanto autorità pubblica concessionaria, il ruolo dello Stato è di supervisionare la costruzione e verificare che gli obiettivi e i requisiti siano rispettati. Lo Stato sarà anche il proprietario finale delle opere pubbliche, vale a dire l’infrastruttura marittima, le strutture e le attrezzature pubbliche, che riceverà al loro completamento.

Come intendete ridurre l’impatto del cantiere sottomarino?

L’impatto ambientale è al centro del progetto sin dal suo inizio, l’obiettivo principale è stato ridurre al minimo quelli del lavoro marino sul contesto naturale. L’attrezzatura e i metodi di costruzione sono stati adattati a questo requisito. Oltre 500 metri lineari di schermi sottomarini, dal fondale marino alla superficie, sono stati messi in atto per proteggere le due riserve marine situate nelle vicinanze del progetto. A terra è stata installata una parete insonorizzante alta 5 metri e lunga 500. Sin dall’inizio dei lavori è assicurato un monitoraggio continuo dell’ambiente marino (con sensori di temperatura e telecamere subacquee). L’infrastruttura è stata progettata per diventare un habitat per la vita marina. Sui cassoni ver-ranno realizzati adattamenti ecologici, superfici ruvide favorevoli alla colonizzazione, habitat artificiali nelle camere d’ammortizzamento delle onde. Quattordici cassoni sono già pronti, l’istallazione del primo è avvenuta l’11 settembre e il secondo a fine di settembre, quella di tutti sarà completata nel terzo trimestre del 2019.

A cura di Donatella Zucca

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