A Ipsen il premio Hr Team dell’anno

Anno 2020, anno bisestile, anno sfortunato». Ma le credenze popolari tali sono e come tali vanno considerate. La sfi da HR del 2020? Le persone, “come sempre” e al contempo “come mai”, perchè una pandemia, chi l’aveva mai vissuta prima? Occuparsi di HR in Ipsen è un privilegio: siamo un’azienda bio-farmaceutica internazionale impegnata nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche in oncologia, neuroscienze e malattie rare. Creata dal dott. Henri Beaufour nel 1929 a Parigi, è presente in Italia dal 1990 e conta circa 130 collaboratori. E quando si è privilegiati, si ha una responsabilità ancora maggiore: le sfi de sono opportunità. In Ipsen, i collaboratori sono abituati ad un’elevata qualità dell’ambiente di lavoro in senso lato. Sabato 22 febbraio, la Regione Lombardia dichiara di “chiudere le frontiere”. Lunedì 24 febbraio, Comitato Aziendale di Crisi per decidere come organizzare il lavoro. Per chi non è familiare con il settore bio-farmaceutico, gli addetti delle realtà come la nostra, che nelle fi liali non hanno né ricerca né produzione, si dividono grossolanamente in due tipologie: coloro che lavorano in sede, ovvero in uffi cio, e coloro che lavorano sul campo, ovvero sono presenti su tutto il territorio nazionale con differente specifi cità di ruoli. La sfi da? Non lasciare indietro nessuno. La decisione? Tutelare la salute dei colleghi e delle loro famiglie. La modalità? Lavorare tutti da casa, in quello che è stato defi nito Smart Working, ma che sappiamo molto bene essere stato ben altro. Da febbraio ci stiamo adattando costantemente a una situazione in continua evoluzione, garantendo a tutti i colleghi la strumentazione tecnica necessaria ed opportuna per lavorare da remoto. Abbiamo lanciato una Remote Academy di apprendimento e di sviluppo, basata su logiche di CRM, su un approccio push & pull e su corsi a tema sia tecnico-scientifi co che soft skills, su competenze utili a gestire questa fase di incertezza e al contempo anche il futuro che ci aspetta, come ad es. l’ascolto attivo, la gestione dello stress, la resilienza e la mindfulness, con la possibilità di focalizzare il proprio sviluppo attraverso un’attività di coaching individuale. Progettare interventi di sviluppo sempre più ad personam è stato un approccio vincente per stare vicino ai collaboratori. Così come lanciare #Ipsennonsiferma, una serie di iniziative volte alla condivisione e al supporto reciproco, per rimanere in contatto e mantenere alto il morale: Foto Context (più di 150 foto di colleghi che hanno dovuto reinterpretare i propri spazi casalinghi), Video Tips (più di 10 video-racconti dei colleghi con suggerimenti sulle attività da praticare in casa), Spotify Playlist (quasi 5 ore di musica, dove i colleghi potevano – e possono – aggiungere le canzoni più «grintose» per affrontare le giornate in casa), e altro, a dimostrazione ancora una volta di essere un Great Place to Work con un team di professionisti pronti ad adattarsi ad ogni situazione. Inoltre abbiamo lanciato una Survey Covid-19 per essere certi di intercettare e sostenere i bisogni e le fatiche di tutti i colleghi e dei loro familiari.

E abbiamo stipulato un’Assicurazione Covid-19 per coprire assistenza e servizi alla persona, nel malaugurato caso in cui qualcuno di noi e/o dei nostri familiari contraesse il virus. È stato faticoso, impegnativo, per alcuni persino destabilizzante, ma anche creativo… in un’unica parola “diverso”. Oltre che positivo e istruttivo, molto. Positivo come l’impegno di tutti i colleghi, che si sono dimostrati responsabili, autonomi, “sempre presenti nella loro assenza” e che hanno garantito la continuità di tutte le attività. Istruttivo perchè ha spazzato via gli ultimi alibi alla valutazione “in presenza” della prestazione dei propri collaboratori. Si sentono e si leggono dichiarazioni roboanti: “il Remote Working diventa la Nuova Normalità”. Non le condivido. Mi piace più pensare in termini di “evoluzione continua” che di ”normalità”. Il Remote Working non è la ricetta per tutti. Ogni organizzazione dovrà guardarsi dentro e decidere sulla base delle proprie peculiarità. Dovrà capire bene, molto bene e meglio di prima “come sono fatte” le proprie persone, perchè banalmente non tutti amano lavorare da remoto. La pandemia, al netto dell’orrore in cui ha catapultato il mondo, ha impresso una forte accelerazione all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro. Non tenerne conto equivarrebbe a perdere una grande opportunità. E allora, cambierei quell’aggettivo “sfortunato”: “Anno 2020, anno bisestile, anno sfi dante”.

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