rivoluzione digitale

Together4Digital: la partnership per la digitalizzazione

Con l’obiettivo di supportare i processi di rafforzamento delle competenze digitali all’interno delle aziende italiane, Microsoft Italia e Unicredit danno il via Together4Digital, la partnership per sostenere la digital transformation.

Digital Riser Report 2021: Italia capofila

Un notevole processo di digitalizzazione quello italiano, che grazie ad investimenti ad hoc e good practices introdotte negli ultimi anni, si posiziona sul podio nel Digital Riser Report 2021 dell’European Center for digital Competitiveness.

Lo conferma arriva dal Digital Riser Report 2021 stilato dall’European Center for Digital Competitiveness della ESCP Business School. La classifica si basa su cambiamenti digitali, messi in pratica da 137 Paesi. Tra tutti, l’Italia, ha scalato le classifiche, dimostrandosi all’avanguardia in termini di competitività digitale. Infatti, oggi si classifica prima in Europa, seconda nel G7 (passando dall’ultimo al secondo gradino del podio) e ottava nel G20. In particolare, la valutazione svolta dalla ESCP BS, si basa su due parametri di importanza fondamentale: ecosistema e cultura del Paese.

Il trend mondiale

Se da un lato è la Cina ad essere il primo paese “Digital Riser” del G20 (seguita dall’Arabia Saudita), a livello G7, Canada, Italia e Francia sono quelli che si posizionano nel podio mondiale. Al contempo, nel periodo tra il 2018 e il 2020, risultava già evidente la perdita di posizioni da parte di altre superpotenze globali quali USA (-72 posizioni), Giappone (-190) e Germania (-176), in penultima posizione nel G7.

“Nonostante il campanello d’allarme della pandemia, il nostro rapporto evidenzia che le tecnologie digitali non sono ancora una priorità per molti governi [...]. Questo è sorprendente, poiché il modo in cui i governi gestiscono la transizione digitale delle loro economie determinerà in modo significativo quanto saranno competitivi e prosperi i loro Paesi nei decenni a venire”.

Philip Meissner, a capo del European Center for Digital Competitiveness presso la sede berlinese della Business School internazionale.

Inoltre, come ricordato da Christian Poensgen, risulta chiaro che l’Europa continui la trasformazione per una realtà sempre più digitale e che:

“i risultati, tuttavia, rivelano anche che il cambiamento può avvenire rapidamente con le giuste misure“.

L’Italia, prima del Digital Riser Report 2021

Quindi, come riportato precedentemente, da gennaio 2018 a dicembre 2020, Canada (+47), Italia (+34) e Francia (+28) sono i tre digital riser in ambito G7 che hanno guadagnato più posizioni in termini di competitività digitale nell’ultimo triennio.

Repubblica digitale e Italian startup act

A livello nazionale, in Italia vengono evidenziate due iniziative:

  • la Repubblica Digitale, lanciata in occasione di ForumPA 2019. Progetto che mette in campo iniziative di inclusione e formazione digitale, nonchè superamento del digital divide;
  • l’Italian Startup Act avviato nel 2019, per promuovere incentivi fiscali su investimenti e attività R&S;
  • il sostegno alla formazione a distanza, all’imprenditoria e all’innovazione, con investimenti mirati (nello specifico: blockchain, AI e internet of things).

Infatti, proprio per aver saputo utilizzare strumenti idonei ed opportunità, l’Italia è stata in grado di migliorare il proprio posizionamento nel G7 slittando dall’ultimo al secondo gradino.

Le prossime sfide dell’Ict

Tra i temi caldi ci sono sicurezza, intelligent things, gestione dei flussi dati, edge computing, mesh

«La rivoluzione digitale genera continuamente nuove idee tecnologiche su imprese e consumatori. Questo cambiamento radicale si è trasformato da imprevisto a flusso continuo di variazioni che sta ridefinendo mercati e intere industrie». Ad affermarlo, Regina Casonato, managing vice president di Gartner Research. Facile giungere al passo successivo: dal 2018 possiamo attenderci che l’Ict percorra alcune strade già tracciate nell’anno appena concluso, ma dovremo aspettarci anche sorprese.

[auth href=”http://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Per il resto, l’intelligenza artificiale sarà una delle protagoniste assolute, anche grazie all’abbinamento con l’internet delle cose e al suo utilizzo trasversale in vari ambiti dell’informatica. Gartner, che già qualche mese prima del brindisi di San Silvestro aveva comunicato la sua usuale hit parade relativa al 2018, ha attribuito un ruolo di primo piano alle macchine intelligenti. Anche perché, afferma uno studio della multinazionale specializzata in consulenza, ricerca e analisi Ict, nel 2020, il 30% degli investimenti da parte dei responsabili informatici potrebbe proprio riguardare l’Ai. Il gruppo del «quadrante magico», in ogni caso, ha identificato dieci trend tecnologici per il 2018, a loro volta inseriti in tre macroaree: oltre all’intelligenza artificiale, ci sono il digitale e il mesh (letteralmente, la capacità di «fare maglia», allineando le relazioni fisiche con quelle virtuali).

Intelligenza artificiale.
 L’Ai, spiega in una nota Gartner «migliorerà le dinamiche in molti campi come in quello decisionale, darà al cliente una migliore user experience e porterà a ripensare i modelli di business». Ma l’avanzata del machine learning investe anche le applicazioni, cioè uno dei mondi più amati dagli utenti in mobilità e dagli sviluppatori. Il secondo trend intravisto da Gartner è infatti l’Intelligent apps & analytics:  secondo la multinazionale, «l’intelligenza artificiale la farà da padrona anche nelle applicazioni». Terzo e ultimo trend relativo all’Ai, quello più collegato all’internet delle cose, e cioè le intelligent things. Gli oggetti saranno sempre più autonomi e potranno collaborare fra loro riconoscendosi. Gartner fa l’esempio dei robot-aspirapolveri in grado di pulire gli appartamenti con cognizione di causa, che le aziende hanno già messo in cantiere per le nostre case.

Digitale. Quattro, invece, i trend in ambito digitale. A partire dal digital twin, rappresentazione virtuale di un prodotto o di un sistema che riceve e utilizza, grazie ad alcuni sensori, informazioni raccolte dal suo «gemello» fisico. «Per esempio», ha commentato David Cearley, vicepresidente di Gartner, «un gemello digitale di un umano potrebbe comunicare al medico dati biometrici, o relativi alla salute», mentre il digital twin di un’intera città sarebbe in grado di individuare i lavori, anche urgenti, che devono essere eseguiti.
Altro trend del digitale identificato da Gartner è l’edge computing, risorsa Ict piazzata e attivata vicino all’utente finale (o della fonte dei dati, se si tratta dell’internet delle cose). «Grazie al processo tecnologico, probabilmente presto potrà sostituire il cloud computing, in quanto riduce la larghezza di banda necessaria ed elimina la latenza tra i sensori e il cloud». Una forte novità, invece, sarà portata dalle piattaforme di conversazione: le macchine si adattano sempre più al linguaggio delle persone (mentre fino a poco fa avveniva l’esatto opposto): le aziende dovranno quindi adeguarsi alle nuove modalità con cui i clienti si rapporteranno con l’online.
Quarta tecnologia che abiliterà il digitale, quella che Gartner ha chiamato «esperienza immersiva». A generarla, due elementi: da un lato l’affermazione di realtà virtuale e realtà aumentata, che stanno eliminando le barriere fra il mondo virtuale e quello fisico, dall’altra l’internet of things e le piattaforme di conversazione.

Mesh. L’analisi della multinazionale di Stamford si conclude con le tre innovazioni del mesh. La prima è costituita dalla blockchain: «L’importante è capire le opportunità di business, le possibilità e limiti di questa tecnologia e come implementarla con la propria architettura», avverte Gartner. Seguono i modelli basati su eventi, che sfruttano l’internet delle cose per identificare gli avvenimenti complessi nel momento in cui accadono, analizzarli velocemente e organizzare contromisure in tempo reale. Infine, il modello Carta (acronimo di continuous adaptive risk & trust). Anche qui, il leitmotiv è la reazione immediata, ma questa volta, l’evento a cui rispondere è l’attacco hacker. «Per far sì che il modello Carta sia realtà», consigliano gli analisti di Gartner, «le aziende devono migliorare l’aspetto security della propria metodologia DevOps lavorando sul processo DevSecOps (secondo cui ognuno ha responsabilità nel mantenimento della sicurezza, ndr) e contemporaneamente devono riuscire a individuare le minacce hacker che stanno penetrando il sistema aziendale». E liberarsene in fretta.

Sulla scia del 2017.
 A confermare il ruolo di prim’ordine dell’intelligenza artificiale è Mht (gruppo Engineering). Che prende le mosse proprio dalle conclusioni di Gartner. A puntualizzarlo è Claudio Valtorta, business solution architect della società specializzata nell’implementazione delle soluzioni Microsoft Dynamics 365, Microsoft Bi & Data Science. «L’intelligenza artificiale», dice Valtorta, «è stato il trend più significativo del 2017 e continuerà a esserlo nel 2018, secondo Gartner. Di conseguenza, le aziende inizieranno a investire in modo più significativo su progetti di Ai, che sono destinati a ottimizzare sempre più le attività di customer care, customer service e customer relationship».
Ma l’intelligenza artificiale non è, per Valtorta, l’unico ambito dell’Ict che proseguirà una corsa già iniziata l’anno scorso. «La digital transformation continua ad assumere un ruolo centrale sia a livello di spesa aziendale, sia come implementazione di nuovi progetti, rivoluzionando l’approccio dell’Ict», sostiene il business solution architect di Mht. «Tra le altre tendenze forti, il cloud si confermerà strumento estremamente utile a supporto delle aziende, permettendo loro di sviluppare business con una gestione più agile, puntuale e smart», prosegue Valtorta. «Al cloud  ibrido si rivolgono soprattutto le imprese che hanno necessità di mantenere operativi certi ambiti, anche in assenza della connessione verso il cloud, adottando installazioni on premise per alcune aree. Quello pubblico continuerà, invece, a offrire la maggiore flessibilità e semplicità di attivazione e gestione, liberando l’azienda da molte incombenze».
E non è tutto. «L’integrazione con le tecnologie Iot», continua l’esperto, «proseguirà, e permetterà un maggior governo di tutte le appliance connesse in rete. La cybersecurity rimarrà una problematica estremamente importante per la gestione dei dati sensibili in azienda». Infine, «nel 2018 si assisterà a un costante aumento del volume dei dati prodotti, rendendo necessaria una loro qualificazione. I dati sono al centro del business di ogni azienda, sia quelli interni sia quelli relativi a fonti esterne (social network, customer relationship). Di qui l’esigenza di formare figure, come i data scientist, che siano in grado di interpretare e gestire al meglio queste informazioni, perché possano diventare un reale vantaggio per tutta l’azienda».

La conferma delle supertecnologie. Intelligenza artificiale in pole position anche per Verizon Enterprise Solutions, che ha identificato sette ambiti di sviluppo dell’Ict per quest’anno. Il gruppo newyorkese la inserisce, infatti, tra le tecnologie (anzi: «supertecnologie») che sono «date per scontate» nel 2018, insieme a internet of things e software defined networking. Tutto questo in un anno che si preannuncia molto fluido e denso di nuove idee: «La trasformazione continua a rimanere un focus a livello mondiale», ha puntualizzato George Fischer, presidente di Verizon Enterprise Solutions, «ma può essere un percorso difficile da intraprendere, soprattutto considerando la mancanza di competenze a livello globale in aree tecnologiche chiave per le aziende». Le tecnologie sono scontate, le risorse un po’ meno.
Fra gli ambiti che, secondo  Verizon, guideranno la trasformazione nell’information technology, Ai e Iot sono appaiati, inscindibili. Nel 2018 l’internet delle cose diventerà parte integrante della struttura delle imprese: «La sfida» afferma una nota della società, «sarà integrare la gestione dei dispositivi all’interno dell’infrastruttura It, senza però sovraccaricare l’organizzazione. È proprio qui che l’intelligenza artificiale e la robotica daranno il loro contributo, offrendo un’automazione intelligente per la gestione dell’Iot in maniera economica e efficiente».
Verizon, come detto, mette in primo piano anche il software defined networking, insieme di tecnologie di rete costruite per rendere il network più flessibile e agile. Le soluzioni sono già disponibili, afferma la società, e le imprese stanno già esplorando sicurezza, dinamicità e flessibilità dei servizi di rete virtualizzata. Ma il 2018 potrebbe portare a un passo ulteriore: l’application aware networking, cioè la gestione di prestazioni, opportunità e sicurezza delle applicazioni per sfruttare al meglio l’ampiezza di banda.
E, a proposito di sicurezza, si prevede un suo cambio di passo: secondo Verizon, sarà inserita all’interno delle piattaforme, a supporto di ogni attività aziendale. «Parliamo di infrastrutture di sicurezza gestita end-to-end per reti, sviluppatori e applicazioni», afferma la casa di New York. «Nel panorama delle minacce, tutto si svolge su scala globale, d’altro canto, l’apertura e la condivisione di informazioni per combatterle diventeranno la prassi. Partendo da questo cambiamento, misurare l’efficacia della sicurezza è imprescindibile, quindi i rischi informatici saranno integrati in ogni singola valutazione di rischio aziendale».
Grande spazio, naturalmente, anche al digitale, che secondo Verizon darà due contributi alla trasformazione Ict. In primo luogo nella collaborazione sul lavoro. «Le aziende hanno preso le distanze da Pbxs obsoleti, optando per sistemi telefonici Ip-based nel corso degli ultimi anni, ma il 2018 sarà l’anno in cui le tecnologie digitali inizieranno ad apportare vere trasformazioni alle collaborazioni sul posto di lavoro», affermano a Verizon. «I dipendenti si aspettano di essere in grado di accedere alle informazioni del calendario, condividere documenti e organizzare call attraverso le piattaforme in maniera rapida e sicura. L’attenzione si concentra quindi sull’accesso multicanale per migliorare sia l’esperienza utente, che la produttività».
Si trasformerà anche l’esperienza digitale: gli utenti, sempre più consapevoli di quanto potere hanno i loro dati, li utilizzeranno in modo più selettivo. E le aziende dovranno stare molto più attente alla gestione delle informazioni, perché la clientela cercherà di interagire con smartphone e tablet in modo semplice e sicuro.
Già, la parola «sicurezza» ricorre ancora. E si estende, in modo trasversale, dai singoli ambiti a quelli, come si dice, macro. Tra questi, i grandi attacchi terroristici e i disastri naturali che hanno provocato morte e distruzione in tutto il mondo. Tra i «danni collaterali» che sono derivati da questi eventi catastrofali, anche gravi problemi alla connettività. Per questo motivo, uno dei focus critici dell’anno appena iniziato è proprio «la creazione di connessioni sicure e senza interruzioni di continuità attraverso network veloci, soprattutto se dedicati al supporto iniziale», che andrà a dare un peso prioritario all’interoperabilità.
Infine, un’esigenza sempre più sentita: la semplicità. Che è diventato elemento imprescindibile, dato che siamo sommersi di dati e informazioni talvolta ridondanti. Per questo, si legge, il successo delle imprese «è sempre più legato alla capacità di saper distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è. Le aziende di successo si focalizzeranno sempre più sul fornire i servizi di business chiave, ed esternalizzeranno tramite partner di fiducia tutto il resto». Semplicità è anche sinonimo di organizzazione chiara: «Distinguere bene chi fa cosa, riducendo rapidamente la complessità fino al punto in cui le cose diventano semplici, sarà la chiave per avere successo».

Attenti alla sicurezza. 
Pone l’accento sulla sicurezza anche Juanjo Martinez Pagan, direttore e general manager Southern Europe di Infoblox, società che si occupa delle reti, della loro realizzazione, continuità di servizio e sicurezza. «Gli ultimi dati rilevati sul mercato italiano indicano il 2017 come l’annus horribilis dal punto di vista dei cyber attack», dice Martinez Pagan, «e le tendenze non si placheranno certo. Le reti sempre più complesse e un cyber crime sempre più sofisticato imporranno soluzioni innovative in grado da un lato di incrementare l’automazione dei servizi, dall’altro di offrire adeguate garanzie di sicurezza. Riteniamo infatti che di tutti i servizi internet, il domain name system sarà ancora uno dei primi a essere attaccato, perché ha il compito di convertire i nomi delle macchine collegate in rete in indirizzi Ip e viceversa».
Si mischiano le carte. Per Cisco il 2018 sarà un anno in grado di «scombinare le carte» nella tecnologia. È proprio su questa base che la multinazionale californiana ha individuato i suoi top trend per quest’anno. Si parte sempre dallo stesso punto: l’intelligenza artificiale. Questa volta, si pone l’accento sull’apprendimento automatico, necessario per gestire una mole di dati mai vista nella storia del mondo. Spiega Alberto Degradi, infrastructure achitecture leader di Cisco: «Le aziende oggi raccolgono più dati di quanto un cervello umano potrebbe eventualmente elaborare in una vita. Stiamo quindi utilizzando l’apprendimento automatico per raccogliere e analizzare i dati, da qualsiasi luogo. Gli ospedali possono controllare se infermieri e medici si lavano le mani quando devono. Le banche possono trovare e risolvere i problemi con le loro app mobile prima di chiamare gli utenti. E potrei aggiungere mille altre cose». Il secondo disruptive trend (che è anche un’esortazione per le aziende) evidenziato da Cisco è «reinventare come funzionano le reti». Cioè: basta con le «regolazioni manuali di centinaia di impostazioni». Un passaggio, quello da manuale ad automatico, che «è già a buon punto. Pensiamo alla rete come un’auto a guida autonoma. Una vola definita la destinazione, l’auto sa come arrivare».
Si torna alle macchine intelligenti, con il terzo trend di Cisco: l’assistente virtuale automatizzato. «Immaginiamo di entrare in una sala riunioni. La smart room controlla il calendario e avvia, con puntualità, i lavori. Oh, e poiché sono l’unico nella stanza, aumenta la temperatura. Così è possibile concentrarsi sulla riunione, senza perdere tempo a cercare un maglione. Sembra fantascienza. Ma è realtà». Spazio anche per il cloud. Anzi, per i cloud. «Non si tratta più del cloud al singolare. Si tratta di mettere le cose in qualsiasi cloud, di volta in volta quello che funziona meglio. Ora è possibile gestire e proteggere i dati ovunque, indipendentemente dal fatto che di cloud se ne utilizzi uno o centinaia».
Infine, la sicurezza, che deve essere integrata in tutto ciò che si fa: «Ora questo è possibile», sottolinea Degradi. «Le soluzioni di cyber security osservano il comportamento delle persone o delle cose, imparano i modelli, e ricevono o inviano avvisi se qualcosa cambia. Quindi, se un dipendente accede a un file da un server che non ha utilizzato di recente, il sistema se ne accorgerà immediatamente.
Questo aiuta le aziende a rilevare violazioni della sicurezza prima che si verifichino. O almeno a rispondere più rapidamente».
In fondo, chiude Degradi, «queste tendenze sono strettamente correlate. Le aziende che vogliono prosperare nell’era digitale sono quelle che le padroneggiano tutti e cinque. Quindi non vanno pensate come trend separati. Sono una piattaforma digitale, una base per migliorare tutto».

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