Pronti ad affrontare le nuove sfide

Da un lato il boom dei Pir, dall’altro l’arrivo della Mifid 2. L’industria del risparmio gestito corre ed è in grande trasformazione

L’industria del risparmio in Italia è in piena trasformazione. Da una parte la rivoluzione dei Pir che sostiene l’economia reale, dall’altro la Mifid 2 che entrerà in vigore a gennaio. Come si stanno attrezzando le società? Quali sono i pericoli e quali le opportunità? World Excellence ne ha parlato con Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale di Eurizon.

[auth href=”http://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Il primo semestre di Eurizon è stato molto positivo: che cosa prevedete per la seconda metà dell’anno?
Il patrimonio gestito di Eurizon lo scorso giugno ha raggiunto per la prima volta i 300 miliardi, in crescita del 4% rispetto a dicembre e del 9% su giugno 2016. Includendo anche la partecipata cinese Penghua si arriva a 374,3 miliardi. I primi dati sul secondo semestre confermano una crescita della raccolta netta sia domestica sia internazionale.  A luglio siamo arrivati a 3,061 miliardi di euro, circa il 30% del totale in Italia (fonte Assogestioni), principalmente indirizzata su fondi multi-asset flessibili (55% della raccolta netta di luglio) seguiti da obbligazionari e azionari. Negli ultimi mesi anche a livello istituzionale Eurizon è cresciuta in maniera significativa attraverso l’acquisizione di mandati di gestione (2,17 miliardi di raccolta netta). Fondi pensione, casse di previdenza, assicurazioni e fondazioni nel definire gli investimenti devono tener conto di variabili sempre più complesse e numerose (passività, vincoli normativi etc.) e condizioni di mercato difficilmente prevedibili. Il nostro gruppo fornisce soluzioni di investimento ottimizzate per ciascun cliente in grado di adattarsi alle diverse condizioni di mercato.

Quali sono i vostri prodotti di maggior successo e perché sono tanto graditi?

Si conferma la crescita delle strategie multiasset e multistrategy e il deflusso dai mercati obbligazionari con particolare riferimento alle scadenze monetarie. Tra i nuovi portafogli multiasset ci sono i fondi Pir, la grande novità del 2017 di cui siamo stati tra i principali promotori. Eurizon ha lanciato i primi strumenti a febbraio raggiungendo 1,2 miliardi di raccolta a fine semestre tra fondi retail e soluzioni per la clientela istituzionale. I risparmiatori, spinti principalmente dai benefici fiscali, hanno avuto la possibilità di investire in strumenti ben diversificati che hanno mostrato finora un buon andamento di performance.

Che cosa c’è al di là dei Pir?
Eurizon continua a crescere anche nella gestione della componente obbligazionaria, grazie a un track record consolidato e alla rilevanza delle masse gestite, con particolare riferimento a scelte d’investimento specifiche come high yield e mercati emergenti. Sull’azionario vengono privilegiate le soluzioni flessibili in grado di ridurre la volatilità e le oscillazioni del portafoglio. Puntiamo molto anche sulle aziende sostenibili.  Crediamo inoltre che il successo del risparmio sia legato alla capacità di creare un legame diretto con l’economia reale. Per questo oltre ai Pir abbiamo lanciato una strategia specifica che investe nel credito strutturato.

Avete nuovi prodotti in arrivo?
Nei primi sei mesi abbiamo lanciato 53 nuovi prodotti, di cui 46 di diritto italiano, dedicati sia alla clientela istituzionale che a quella retail e, nella seconda metà dell’anno, proseguiremo con l’innovazione di prodotto, per rispondere alle esigenze dei clienti. Inoltre i nostri collocatori, per rispondere alle nuove regole, stanno maggiormente diversificando i target per calibrare meglio l’offerta. Stiamo quindi definendo nuove strategie che si differenziano per stile di gestione, profilatura di rischio e orizzonte temporale.L’industria del risparmio continua a tirare. In sette mesi la raccolta ha già superato quella di tutto il 2016: quali sono le ragioni del boom e le prospettive: durerà ancora per molto?
L’industria nel primo semestre ha superato i 2mila miliardi di patrimonio con flussi netti complessivi da inizio anno di 56,5 miliardi. A luglio la raccolta è cresciuta di altri 10 miliardi. Un traguardo che conferma la solidità del settore e la centralità per il Paese, con ruolo più ampio di supporto all’economia reale. Il mondo della gestione ha saputo conquistarsi sempre più la fiducia dei risparmiatori sviluppando insieme ai distributori un modello di servizio che vede i diversi attori più vicini al cliente. Il dialogo continuo tra produttore-distributore-cliente ha aiutato a valorizzare i capitali in gestione. Ci sono spazi di crescita: lo stock investito in fondi ha un peso del patrimonio sul Pil intorno al 40%, minore rispetto alla media europea. L’Italia dovrà sicuramente crescere negli investimenti legati alla previdenza complementare. Crediamo che i futuri sviluppi europei normativi come i Pan-European Personal Pensions possano rappresentare un ulteriore stimolo di crescita.Quali sono le sue previsioni?
L’industria del risparmio gestito è legata a doppio filo con l’andamento dei mercati finanziari: il 2017 si è dimostrato, a oggi, un anno ancora nel complesso positivo anche se sono state fortemente penalizzate le gestioni che puntavano a una significativa diversificazione valutaria. Nel futuro dobbiamo offrire strumenti in grado di trarre vantaggio dai cambiamenti delle politiche monetarie e di modificare i portafogli in maniera flessibile. L’innovazione di prodotto e il continuo lavoro di consulenza e dialogo con i nostri clienti rimangono le leve su cui lavorare.Come mai questo successo per l’industria del risparmio anche se Mediobanca si ostina a parlare di rendimenti molto bassi per il complesso dei fondi italiani?
L’industria negli anni è stata in grado di apportare valore aggiunto, rinnovandosi con differenti soluzioni in risposta alle esigenze di una clientela sempre più sofisticata. I risparmiatori hanno mostrato sempre un approccio molto conservativo concentrando i patrimonio per lo più sul debito pubblico italiano. La compressione dei rendimenti li ha costretti a valutare investimenti alternativi. I gestori e i distributori, mappando correttamente le aspettative dei clienti, li hanno indirizzati per lo più su strategie di investimento diversificate a profilatura di rischio conservativa/moderata. Queste scelte si sono dimostrate in grado di consegnare performance interessanti se corrette per il rischio, comunque nella maggior parte dei casi superiori ai tassi impliciti dei titoli di Stato. Inoltre i clienti grazie all’industria del risparmio gestito hanno avuto accesso, per il giusto peso, a investimenti che hanno ben performato e che difficilmente possono essere acquistati con un buon grado di diversificazione con il fai da te (high yield, emerging market bond etc.)

Le sfide in corso si chiamano Pir e Mifid 2. Cominciamo dai Pir visto che siete stati i primi a partire e siete una delle Sgr più forti in questo settore: il successo è frutto solo dello sgravio fiscale o c’è dell’altro?

Sicuramente il vantaggio fiscale rappresenta uno stimolo importante ma crediamo non sia l’unica ragione del successo dei Pir. Come Eurizon siamo stati i primi a partire, ma dobbiamo riconoscere alla maggior parte degli operatori di aver interpretato lo spirito della riforma nel modo corretto. II Pir oggi presenti sul mercato rappresentano una risposta al cliente che può investire in società italiane delegando la gestione a un professionista e può ottenere per una componente importante la diversificazione anche su altri mercati. In ultimo non credo vada dimenticata l’opportunità di sostenere l’economia italiana. Troviamo una risposta positiva dai clienti anche sulla necessità di diluire l’investimento in cinque anni che consente di ridurre il rischio di ingresso nei mercati che spesso rappresenta un ostacolo all’investimento. Le performance del mercato italiano hanno sicuramente supportato la raccolta e il successo del prodotto

Non c’è il pericolo che i Pir facciano la fine di una Ferrari su una strada di campagna: troppo potenti per il tracciato a disposizione e quindi a rischio incidenti?
I Pir, per i vincoli di investimento imposti, almeno il 70% in strumenti finanziari emessi da imprese italiane (o con stabile organizzazione in Italia) e di questa percentuale almeno il 30% in aziende non quotate nell’indice Ftse Mib (o equivalenti), hanno l’obiettivo di esporre l’investimento principalmente al sistema Italia. Per questo è opportuno scegliere fondi ben strutturati che utilizzano il patrimonio rimanente come diversificazione per migliorare il profilo rischio/rendimento. Non parlerei di bolla o di pericolo speculazione. L’indice Mid Cap e il segmento Star hanno visto un significativo aumento delle transazioni con un miglioramento delle quotazioni. Dobbiamo però notare che tale miglioramento ha colmato il gap di valorizzazione strutturale che le aziende italiane avevano rispetto alle concorrenti europee. Quindi, allo stato attuale, possiamo parlare piuttosto di supporto alla normalizzazione delle quotazioni di queste aziende e non di eccessi. Il segmento Star in particolare, per il rapporto favorevole flussi/capitalizzazione, sarà quello che continuerà maggiormente a beneficiare di questa iniziativa e a poter offrire un sufficiente grado di liquidità e trasparenza (rendicontazione trimestrale, copertura della ricerca dei broker etc.). Inoltre le Pmi rimangono la parte più viva dell’economia italiana, in molti casi assistiamo a crescite a doppia cifra delle esportazioni.

Poi c’è l’Aim: fino a sei mesi fa fratellino povero di quello di Londra. Ora sembra diventato adulto troppo in fretta, non crede?
Anche gli scambi sul mercato Aim Italia hanno avuto effetti positivi grazie all’introduzione dei Pir, raggiungendo la soglia di 1 miliardo di euro in soli sette mesi e triplicando quindi il valore dello scorso anno (295 milioni totale 2016). È cresciuto anche il numero delle nuove quotazioni che è già superiore al totale raggiunto nel 2016.

Come vi state attrezzando per l’arrivo della Mifid 2?
Eurizon ha già da tempo sviluppato le procedure e presidi per garantire un’operatività adeguata alla normativa Mifid 2 nelle principali aree in cui è coinvolta: trasparenza, incentivi e product governance. Abbiamo inoltre istituito una squadra interna per supportare gli intermediari nostri partner nell’adempimento degli obblighi di trasparenza e di rendicontazione al cliente prima e dopo l’investimento. Eurizon, sostanzialmente, adotta da oltre un anno un processo di product governance in linea con i principi definiti dalla Mifid 2,  nella definizione del target market, nel product design e product testing e nella definizione e monitoraggio della strategia distributiva e post vendita.

Da gennaio davvero non ci sarà più pericolo per i risparmiatori?
L’industria italiana, anche grazie all’attività degli organi di vigilanza, non ha mai generato casi o situazioni di pericolo per i risparmiatori. Il livello di trasparenza e tutela dei clienti è stato da sempre molto elevato. La norma prevede sicuramente un’omogeneizzazione della rendicontazione che renderà più facile al cliente valutare risultati e costi. Questo comporterà maggiore concorrenza sugli intermediari sia in termini di costi sia di livello di servizio.

Come farà il risparmiatore a essere sicuro che il prodotto offerto è quello adatto alle sue necessità?
L’appuntamento con la Mifid 2 è a inizio 2018 con l’introduzione della product governance che implicherà una maggiore responsabilizzazione delle Sgr nel ciclo di vita del prodotto. Ci sarà una ripartizione equa di responsabilità tra fabbrica prodotto e distributore.
L’accusa principale che viene rivolta all’industria del risparmio è quella di vivere in un costante conflitto d’interessi: è davvero così e come si può combattere?
Non sono d’accordo, l’industria del risparmio gestito ha dimostrato nel tempo di essere trasparente e solida. Ricordiamo che chi si è affidato al risparmio gestito non è mai stato coinvolto nelle grandi crisi che si sono susseguite negli ultimi anni. A tale proposito citerei un’iniziativa di Assogestioni in cui anni fa aveva valorizzato cinque buone ragioni ancora attuali per investire in fondi comuni: autonomia, in quanto il patrimonio del fondo è separato da quello della società; controllo, essendo soggetti alle rigide norme e ai controlli di Banca d’Italia e Consob; diversificazione, per cogliere le migliori opportunità e ridurre il rischio; trasparenza, innanzitutto grazie alla pubblicazione della quota giornalmente; solidità, attestata da oltre trent’anni di track-record.

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