Investire sui mercati finanziari

La rapida diffusione del fintech, le normative europee, l’evoluzione
della domanda e i nuovi bisogni trasformano l’industria del risparmio.
Ne parla Kunal Kapoor, numero uno di Morningstar

[auth href=”http://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]L’Italia è un Paese che risparmia, o meglio gli italiani sono un popolo che risparmia. Se il debito pubblico, infatti, supera ormai i 2.200 miliardi di euro, le famiglie italiane, al contrario, hanno da parte una cifra quasi doppia: 4.168 miliardi. Circa la metà di questa montagna di soldi è affidata ai professionisti del risparmio gestito. L’altra viene investita in maniera più o meno autonoma: per anni quasi esclusivamente nei titoli di stato, un investimento che era ritenuto sicuro e remunerativo, e che era valso agli italiani il soprannome di Bot people.
Oggi non è, non può più essere così. Il quantitative easing della Banca centrale europea, ovvero l’immissione massiccia di liquidità con acquisti miliardari di titoli sovrani dei Paesi dell’Eurozona, cosa che va avanti dal 2015, ha azzerato i rendimenti. Intanto la Borsa è arrivata ai massimi dal 2009; la tecnologia ormai mette a disposizione anche dei piccoli risparmiatori strumenti predittivi che possono indirizzare positivamente gli investimenti (si chiamano robo-advisor); ed è arrivata anche la Mifid 2, la normativa europea che dovrebbe garantire maggior trasparenza (dei costi e dei rischi) agli investitori, evitando che finiscano gambe all’aria come successo ai correntisti di Mps e delle famigerate banche venete. Uno scenario con cui sono chiamati a fare i conti risparmiatori e investitori, una platea in grande evoluzione non solo per le nuove opportunità di accesso alle informazioni offerte dalla rete, ma anche per il differente approccio del denaro dei millennial, una generazione finora poco considerata dal settore del risparmio gestito.
Come muoversi allora, in un mercato sempre più difficile da interpretare? World Excellence ha chiesto alcune indicazioni a Kunal Kapoor, ceo di Morningstar Inc., società americana che opera in 27 Paesi, tra cui l’Italia, e offre ricerca, analisi e consulenza indipendente su un’ampia gamma di strumenti di investimento, dai fondi comuni di investimento agli Etf, ai fondi indicizzati, per un totale di circa 525mila strumenti.
Il quale avverte: «Non bisogna confondere le turbolenze, che sono connaturate ai mercati finanziari, con i rischi. E, soprattutto, sarebbe bene non farsi condizionare eccessivamente dall’emotività, che può portare a scelte poco obiettive e razionali».

I mercati stanno vivendo una fase di grandi trasformazioni: da una parte l’offerta deve fare i conti con nuove normative, dall’altra i risparmiatori sono sempre più esigenti. Come vede il settore della finanza nel medio termine, cosa attendersi?
Mentre alcuni potrebbero pensare che non sia il momento adatto per investire, noi crediamo invece che non ci sia momento migliore per essere un investitore. Morningstar non opera in un’ottica di breve termine, tuttavia siamo in grado di valutare il mercato guardando i prezzi attuali, in cui le azioni Usa sono da qualche tempo sopravvalutate.
L’evidenza mostra che i prezzi sono propensi a tornare in linea con i fondamentali, specialmente quando i prezzi sono molto più alti rispetto al valore intrinseco.
Però ammetterà che non è facile mantenere la mente fredda quando i mercati scendono…
Quando si prendono decisioni di investimento, molti investitori confondono l’incertezza con il rischio. Prima di agire, gli investitori dovrebbero tenere bene in considerazione che periodi di mercati turbolenti possono essere molto pericolosi poiché inducono a lasciarsi sopraffare dall’emotività e aumentano quei pregiudizi comportamentali a cui noi tutti siamo inclini a credere. Gestori attivi e investitori devono quindi rendersi conto che non è facile battere i mercati e che non importa quanto irrazionali siano.

La Mifid 2 è entrata in vigore all’inizio del 2018. Ci sono già degli impatti evidenti di quella che è stata annunciata come una rivoluzione per la distribuzione finanziaria?
L’adozione di Mifid 2 in Europa e la ricerca di soluzioni best interest per gli advisor in mercati come quello americano pongono in evidenza la sempre maggiore attenzione dei legislatori ad alzare l’asticella della trasparenza in ambito finanziario, soprattutto in un’era dove le informazioni sono tantissime. La tecnologia può essere un’arma a doppio taglio, ossia può oscurare o al contrario illuminare gli investimenti. Come società, siamo da sempre orientati a promuovere questo secondo aspetto. Crediamo molto nell’importanza di assicurare piena trasparenza agli investitori finali, soprattutto sui costi sostenuti. L’impatto della Mifid 2 sul tema e sull’importanza della ricerca è un fenomeno globale. Col passare del tempo, il valore aggiunto della ricerca sarà evidente e sarà un passo ulteriore verso gli investitori perché in questo modo potranno valutare consapevolmente, capire e di conseguenza gestire il costo della ricerca stessa. Ciò che sta accadendo in Europa farà da apri-pista per il resto del mondo che si sta rivelando più attento ai cambiamenti normativi europei.

Il mondo della finanza è alle prese con la rapida diffusione del fintech, vale a dire delle aziende che fanno leva sulla tecnologia per abbattere le barriere all’ingresso che hanno da sempre caratterizzato il mercato finanziario. A suo avviso vi sono più rischi o più opportunità per i player già attivi sul mercato?
L’avanzata tecnologica, con la nascita e diffusione di sistemi tecnologici sempre più potenti e affidabili può aiutare ad accrescere la trasparenza del mercato, a tutto vantaggio degli investitori. Il digitale sta democratizzando l’attività finanziaria e sta dando accesso diretto al mondo degli investimenti fornendo una relazione diretta tra creditori e debitori. Ma sappiamo bene che chi investe sarà sempre attento e alla ricerca di garanzia e sicurezza. Il nodo cruciale delle società di gestione sarà quindi quella di fornire trasparenza e qualità sui prodotti e sulle strategie sottostanti attraverso il loro track record, la loro storia, il loro metodo di lavoro… tutti aspetti importanti che porteranno a una clientela fidelizzata con la quale instaurare una relazione di fiducia ed empatica che sostenga l’attività automatizzata.

In Italia si fa un gran parlare del prossimo debutto di Vanguard che, dove ha aperto, ha rivoluzionato il settore della gestione attiva all’insegna di commissioni low cost. Intanto diversi asset manager di peso nel comparto dei fondi comuni e delle Sicav stanno lanciando Etf. Siamo di fronte a un ripensamento nell’industria dell’asset management, che vede guadagnare peso le gestioni passive o quanto meno quelle caratterizzate da una ridotta movimentazione del portafoglio?
Parlare di gestione attiva versus gestione passiva non è il modo migliore per descrivere e comprendere i cambiamenti che stanno interessando l’industria del risparmio e degli investimenti. A nostro avviso siamo di fronte più a un passaggio da costi molto elevati a costi più contenuti a vantaggio degli investitori finali. Gli investitori infatti si stanno sempre più spostando verso prodotti e player che offrono commissioni ridotte e al contempo verso una gestione automatizzata del portafoglio. Siamo in un contesto dove le commissioni non sono mai state così competitive e la tecnologia ha un potere e una convenienza mai vista prima. Gli Etf sono cresciuti per importanza e volume, ma siamo in una nuova era dove l’attenzione è appunto focalizzata sulla gestione della strategia, piuttosto che sul mero strumento e sul lavoro di consulenza che deve essere sempre più costruito e progettato per soddisfare le aspettative degli investitori finali.

Uno dei temi più caldi sul mercato è costituito dalle strategie di investimento Esg (ambiente, sostenibilità e governance). Se ne parla così tanto che per i piccoli investitori non è sempre facile distinguere tra chi fa solo marketing e chi invece effettivamente si muove in questa direzione. Come agire, dunque?
Gli asset investiti in strumenti Esg stanno avendo una crescita esponenziale in tutto il mondo. Quando si parla di Esg, spesso si ha la preoccupazione di ottenere rendimenti inferiori, se non addirittura negativi. Dalle nostre ricerche, invece, è emerso che chi è più attento in termini di sostenibilità tende a sovraperformare rispetto alla media di mercato. L’Europa registra un maggiore interesse per gli Esg rispetto agli Usa: dipende dal peso che l’universo Sri ha in alcuni Paesi, uno su tutti la Francia. Ma siamo altresì convinti che l’influenza dei millennial e dell’universo femminile (due tipologie di investitori che stanno mostrando di avere una maggiore sensibilità sul tema della sostenibilità) permetterà di guadagnare terreno anche nei mercati anglo-americani.

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