Il raggio si estende all'immobiliare

Nel primo anno di vita dei Piani individuali di risparmio, che prevedono la detassazione dei guadagni, la risposta del mercato è stata sorprendente. E ora che la possibilità d’investimento si amplia…
[auth href=”https://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Il successo finora è stato superiore a ogni aspettativa, ma il potenziale di sviluppo non si è esaurito. I Pir entrano nel nuovo anno di applicazione, estendendo l’operatività al settore immobiliare e dando vita a nuove opportunità di penetrazione. Sono questi i temi che hanno caratterizzato la terza e conclusiva tavola rotonda del D-Day, dal titolo «Pir, tra nuovi prodotti e canali distributivi», moderata dalla giornalista di Le Fonti, Alessia Liparoti.
Per tutti gli intervenuti, il decollo di questi veicoli d’investimento, che prevedono la detassazione dei guadagni per chi dedica almeno il 21% del portafoglio a titoli al di fuori del Ftse Mib, la risposta del mercato è stata sorprendente. Del resto, le stime elaborate a inizio 2017 collocavano la raccolta intorno ai 15 miliardi di euro in cinque anni e invece già il primo dovrebbe essersi chiuso intorno ai 10 miliardi.
Considerato che per accedere ai benefici occorre mantenere l’investimento per non meno di cinque anni, ci sono ottime possibilità che la normativa si riveli un successo pieno per tutte le parti in causa: in primo luogo per i risparmiatori, che potranno puntare a ottenere guadagni netti corrispondenti al lordo delle performance generate; le Pmi, che saranno spinte a fare maggiormente ricorso al mercato, trovando in questo modo un nuovo canale di finanziamento rispetto alle banche; per le società di risparmio gestito, che in trovano un nuovo motore per proseguire nel trend positivo di raccolta; infine lo Stato, che a fronte di minori introiti sul fronte del capital gain, potrà beneficiare di un maggiore dinamismo da parte del tessuto economico del Paese.
«Da tempo si chiedeva al governo uno strumento capace di fare cultura finanziaria presso la clientela retail, spingendo a puntare maggiormente sugli investimenti di lungo periodo, per cui lo strumento non può che essere salutato positivamente», ha commentato Guglielmo Manetti, vicedirettore generale di Intermonte Advisory e Gestione. Che ha riconosciuto la rilevanza di una riserva sollevata da alcuni analisti, relativa al fatto che il numero di nuove Ipo, pur essendo cresciuto negli ultimi mesi, non ha registrato l’attesa esplosione. Tanto che qualcuno ha parlato di successo monco per i Pir.
«A questo proposito c’è da tenere in considerazione che il mercato italiano deve fare i conti con procedure non così semplici, oltre al collo di bottiglia costituito dalla Consob». Al tempo stesso Manetti ha sottolineato che «vi sono molti dossier aperti e verosimilmente nel corso del 2018 assisteremo a un’accelerazione per quel che concerne gli sbarchi in Borsa».
Un pensiero condiviso da Matteo Serio, direttore commerciale di AcomeA Sgr, per il quale l’arco di tempo minimo di cinque anni «è quello giusto perché gli investimenti giungano a maturazione, senza farsi prendere dalla frenesia del rendimento di breve». Anche per Serio, l’accelerazione sul fronte delle Ipo «è nell’ordine delle cose perché, in uno scenario in cui le banche mantengono ben stretti i cordoni della borsa, la quotazione offre la possibilità di trovare nuovi capitali». E, ha aggiunto, non va dimenticata la visibilità offerta dalla quotazione, «che rende più facile trovare partner per il business aziendale, anche al di fuori dei confini nazionali». Anche se va considerato un altro aspetto: la pioggia di liquidità, che ha investito proprio in seguito all’introduzione dei Pir i titoli a bassa e media capitalizzazione di Piazza Affari, ha reso più cari i multipli. «Le quotazioni sono effettivamente mediamente elevate, ma con dei distinguo e questo lascia spazio ai gestori attivi per cogliere le opportunità che via via si presentano».
Vincenzo Sagone, head of Etf, indexing & smart beta business unit di Amundi, ha difeso anche i fondi indice Pir compliant contro le riserve sollevate da chi sostiene che la gestione attiva è l’unica strada per evitare di prendere posizione su titoli sopravvalutati per la sola ragione di essere «eleggibili» come investimento Pir. «La costruzione di Etf compliant con la nuova normativa segue criteri rigorosi, a cominciare dalla scelta dei titoli più liquidi, proprio per minimizzare questo rischio». E, in ogni caso, ha ricordato che compito dell’Etf non è di generare alpha, bensì di replicare l’andamento del paniere sottostante.
«Questi strumenti andrebbero intesi come mattoncini che, con altri, contribuiscono a creare il portafoglio complessivo». Per Manetti, in ogni caso non «sembrano esservi tensioni tali da parlare di una bolla sulle mid e small cap pronta a esplodere, fermo restando che nella storia finanziaria se c’è una bolla, non è dato sapere in anticipo quando scoppierà». Per altro, il manager di Intermonte Advisory e Gestione ha ricordato che «lo scenario economico è in miglioramento e questo impatta sulle quotazioni, rendendole più sostenibili».
Intanto Borsa italiana, come ha ricordato Luca Filippa, managing director, Southern Europe di Ftse Russell, ha creato sei indici Pir. «Con il debutto della normativa, abbiamo avviato un confronto con asset manager, intermediari e altri attori del settore per raccogliere le esigenze di supporto allo sviluppo del mercato». Da qui la scelta di creare indici in grado di monitorare gli andamenti di mercato.
Nel dettaglio si tratta di: Ftse Italia Pir Pmi All Index; Ftse Italia Pir Mid Small Cap Index; Ftse Italia Pir Pmi Plus Index; Ftse Italia Pir Star Index; Ftse Italia Pir Benchmark Index e infine Ftse Italia Pir Benchmark Star Index.
«Nel predisporre i nuovi indici ci siamo concentrati su tre diverse aree di interesse: descrizione dell’universo delle Pmi italiane che può essere incluso nei Pir, utile per chi è interessato a un riferimento generale sul mondo delle Pmi idonee all’inclusione in conti Pir; creazione di indici a base ristretta che includono le azioni delle Pmi dotate di buoni parametri di liquidità e capitalizzazione, utilizzabili come sottostanti di Etf e securitised derivatives; aggregazione dei panieri del punto precedente con le azioni del Ftse Mib che rispettano la disciplina Pir, in modo da costruire dei benchmark efficienti per i gestori interessati a costruire strumenti ad hoc», ha spiegato Filippa.
Come garantite liquidità e rappresentatività? «Tutte le azioni quotate su Mta sono soggette a un test di liquidità per essere incluse negli indici Ftse Italia Mid Cap e Ftse Italia Small Cap, mentre la selezione delle azioni del Ftse Mib è finalizzata a individuare le prime 40 azioni per liquidità e capitalizzazione», è la conclusione.
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