Energie rinnovabili nella morsa dell'incertezza

La mancanza di un quadro normativo certo, il pesante iter burocratico da seguire, la frammentazione delle competenze e l’assenza di una visione strategica centralizzata spingono gli operatori a cercare sbocchi sui mercati esteri.
[auth href=”https://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Il settore delle energie rinnovabili sta vivendo da mesi una situazione di instabilità dovuta alla mancanza di un quadro giuridico chiaro con condizioni certe. Si assiste infatti in Italia a un continuo cambio normativo e delle regole del gioco che non agevola gli investimenti e la crescita del settore. L’articolo 26 del decreto Competitività, ormai legge dall’11 agosto scorso, è stato al centro di svariate dispute: sia perché  in gennaio, è stato cambiato il sistema d’incentivi, sia perché a seguito delle modifiche, il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) ha dato il via  a una serie di controlli di tutti gli impianti a cui gli incentivi erano stati erogati precedentemente. Questa situazione di opacità legislativa si è ripercossa  sul mercato italiano, da molti già definito saturo, spingendo gli operatori  a rivolgersi all’estero e a esportare il know how acquisito. Si è quindi creata una spaccatura tra primary market e secondary market: il primo si sposterà verso i paesi emergenti, con la zona subsahariana che diventerà polo strategico per le imprese italiane, il secondo invece si focalizzerà sugli impianti già presenti sul suolo italiano con azioni di modernizzazione, volte ad allungare la vita produttiva di un impianto e migliorarne la produttività. Di questo e dei possibili sviluppi futuri si è discusso alla tavola rotonda «Energie rinnovabili: criticità e nuovi scenari competitivi», organizzata da Le Fonti per World Excellence. All’incontro, moderato da Angela Maria Scullica, direttore responsabile delle testate economiche Le Fonti, hanno partecipato: Paolo Esposito di Cba Studio Legale, Daniela Sabelli di Curtis Mallet-Prevost Colt & Mosle, Massimo Colicchia di Todarello & Partners, Fabio Baglivo di Lipani Catricalà & Partners, Andrea Ceschina General counsel Asa Group e Diego Porzio fondatore e ceo Alea Quotidia Holding.

Molto è stato detto in questi giorni sulle risorse economiche che sono state messe in atto per il settore delle fonti rinnovabili, quali sono le criticità che sono emerse?
COLICCHIA Al momento la principale criticità del settore, soprattutto fotovoltaico, è rappresentata proprio da alcune questioni riguardanti gli incentivi. Ciò sostanzialmente per due ordini di motivi. Il primo  è legato all’adozione del cosiddetto, “spalma incentivi”, un provvedimento legislativo che ha sostanzialmente ridotto retroattivamente gli incentivi già concessi agli impianti fotovoltaici. Questo ha messo molto in crisi gli operatori, scoraggiando fortemente nuovi investimenti. C’è molta attesa per le decisioni che al proposito è chiamata ad assumere la Corte Costituzionale sulla legittimità della norma. Il settore sta vivendo con molta apprensione alcune azioni di contestazione del diritto alla percezione dell’incentivo recentemente assunte dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse). Quest’ultimo, nell’esercizio dei propri poteri di controllo, spesso contesta il diritto all’incentivo, disponendone la decadenza e chiedendo il rimborso degli incentivi già percepiti. In molti casi il GSE pretende addirittura di mettere in discussione la legittimità dei provvedimenti di autorizzazione degli impianti, ormai del tutto “consolidati”, per effetto del tempo trascorso dalla loro adozione, in maniera che sembra del tutto arbitraria.
SABELLI Effettivamente il panorama tracciato dal collega è corretto, occorre però anche evidenziare l’interessante storia che ha caratterizzato l’attività di sviluppo del settore delle energie rinnovabili in Italia. È una storia di successo: siamo già a quota 660mila impianti, con oltre 50mila MW autorizzati e funzionanti, per cui sicuramente la via dell’incentivo è stata premiante. Il problema è sempre lo stesso: la schizofrenia della nostra politica. All’inizio, infatti, si è largheggiato molto per stimolare il settore e poi alla fine, constatato che si è andati oltre o troppo in fretta dal punto di vista delle risorse economiche, si è tirato il freno in maniera non organica. Se, per esempio, in fase d’autorizzazione dei milioni di primi impianti fotovoltaici fossero state date delle linee guida più chiare, fossero stati fatti dei controlli più puntuali in sede di accettazione della domanda, forse oggi non ci troveremmo a dover giocare al poliziotto e il ladro.
CESCHINA Le imprese interessate ad investire in questo settore in Italia devono avere un approccio che tenga in considerazione diversi parametri. Uno di questi è l’esito dei ricorsi contro il decreto “spalma incentivi”: nel momento in cui le varie controversie legali arriveranno a conclusione si avrà un quadro più delineato e chiaro della situazione, che permetterà di valutare in termini più precisi i margini di guadagno degli investimenti riducendone  il grado d’incertezza. Anche l’analisi amministrativistica degli impianti sarà sicuramente uno degli aspetti fondamentali da tenere in considerazione nella valutazione di un asset. A questo proposito, infatti oggi è necessaria un’analisi quanto mai approfondita del procedimento autorizzativo degli impianti, al fine di circoscrivere il più possibile il rischio di revoca o sospensione, aspetti che incidono in modo rilevante sia sul ripagamento del debito che sulla sopravvivenza, nel medio-lungo periodo, dell’investimento stesso.
BAGLIVO Sono in linea con quanto detto sino ad ora; il titolo “Criticità e scenari competitivi” sintetizza a pieno la questione essenziale, ovvero la necessità di garantire agli operatori economici che intendono investire nel settore un quadro giuridico chiaro e condizioni di investimento certe. Il provvedimento cosiddetto “spalma incentivi” rappresenta soltanto l’epilogo di una tendenza iniziata già da qualche anno. L’ulteriore criticità è rappresentata dal fatto che l’intervento odierno su tariffe già riconosciute comporta una modifica unilaterale peggiorativa di convenzioni che sono a tutti gli effetti “negozi di diritto privato” e che dovrebbero garantire una predeterminata incentivazione. In questo quadro si inserisce anche il tema della tutela giurisdizionale, che è altra condizione essenziale per valutare un investimento.
PORZIO Mi occupo dal 2006 di fotovoltaico, ho costruito oltre 270 impianti e nel corso del tempo la cosa drammatica è stata il continuo cambio normativo e delle regole in gioco. Non si riusciva a pianificare un progetto, per un’azienda o un investitore, che si doveva correre per cambiare qualcosa. A questo si è sommato la mole degli impianti che è arrivata al Gse a causa di incentivi troppo generosi, che ovviamente ha avuto enormi difficoltà a gestire un tale numero di richieste. Il settore del fotovoltaico sta ancora subendo la generale incertezza normativa, ma è ormai un settore consolidato e con grandi potenzialità di crescita, senza incentivi, non più necessari, il settore si è stabilizzato, la tecnologia è affidabile e si sta puntando sui Seu, i Sistemi Efficienti d’Utenza, cioè fare gli impianti in generazione distribuita sulle aziende che autoconsumano in loco.
ESPOSITO Quella sugli incentivi al fotovoltaico è stata una politica scellerata: all’inizio sono stati offerti incentivi immotivatamente generosi, che hanno attratto frotte d’investitori. Resosi conto dell’impatto devastante sulle bollette elettriche dei consumatori, il governo ha pensato bene di riparare il danno provocandone uno maggiore: ha ridotto gli incentivi con effetto retroattivo, dando un colpo micidiale alla certezza del diritto e, come accennavano prima gli operatori del settore, il grado di certezza del diritto è la prima cosa che guardano gli investitori. Stiamo parlando di contratti che erano stati firmati fra due parti, in cui una si impegnava per i successivi vent’anni a pagare un certo incentivo per l’elettricità acquistata e a un certo punto, unilateralmente, decide di ridurre la misura di tale incentivo. Questa è una cosa che non esiste in alcun mercato civilizzato. Inoltre, sono state date direttive chiarissime al Gse di revocare il diritto agli incentivi in tutti i casi in cui fosse stato possibile. Il Gse ha dato applicazione con eccessiva rigidità, dando luogo ad un crescente contenzioso che, purtroppo, vede l’apposita sezione del Tar Lazio quasi prona sulle posizioni del Gse.
Il sistema degli incentivi, non solo per il fotovoltaico è destinato a cambiare?
COLICCHIA Le misure di incentivazione delle altre forme di energia prodotta da fonti rinnovabili non sembrano paragonabili alle precedenti misure. Oggi, in sostanza, si ritiene che gli incentivi in questo settore non siano più necessari e che le fonti rinnovabili abbiano raggiunto un livello di sviluppo tale da essere divenute economicamente sostenibili in modo autonomo. Ciò risulta senz’altro corretto, anche se non fa venir meno la criticabilità della “schizofrenia” che, come si è più volte detto nel corso di questo dibattito, ha portato tutto a un tratto a cambiare le regole sulla cui base, solo poco tempo addietro, gli operatori avevano assunto le proprie scelte imprenditoriali, con grave sconcerto degli investitori italiani e stranieri.
Le diverse regioni creano regole diverse e non c’è uniformità. Che effetto ha avuto questa differenziazione sul mercato e sugli investitori stranieri?
SABELLI Questa è una caratteristica del nostro paese, siamo stati abituati a vedere delle amministrazioni regionali non uniformi, ciascuna regione ha un proprio approccio rispetto al rilascio della autorizzazioni. E’ pur vero che è un paese complesso con tante tematiche ambientali, ma questo non facilita soprattutto gli operatori stranieri che cercano maggiore certezza e stabilità. Oggi non c’è molto spazio per chi intende effettuare nuovi investimenti in nuovi impianti, forse perché il mercato è già in parte saturo. Motivo per cui nel panorama delle fonti energetiche non fossili stiamo assistendo al fermento del secondary market, quindi alla compravendita d’impianti già realizzati, e delle grandi aggregazioni tra operatori.
CESCHINA La frammentazione della normativa regionale, unitamente ad nazionale già di per sé articolata, è oggi un elemento di criticità nel secondary market. Per appurare la redditività di un investimento, legata anche alla capacità di un asset di accedere agli incentivi statali, è, infatti, fondamentale la verifica rigorosa del rispetto delle normative che regolano la realizzazione degli impianti. Questo è uno dei principali elementi da tenere in considerazione nell’analisi e nella valutazione di un investimento nel settore renewables.
BAGLIVO Il nostro sistema di giustizia amministrativa ha un forte radicamento regionale. Questo a volte determina l’introduzione nei giudizi di tematiche meramente locali, connesse ad una percezione dell’investimento, soprattutto se internazionale, come forma velata di speculazione. Se un investimento viene visto come speculazione, è pressoché matematico che produca contenziosi, spesso incentrati su presunte problematiche ambientali che nella realtà nascondono il vero obiettivo di tutelare le diverse “sovranità” energetiche locali. C’è dunque anche un tema di percezione sistematica non sempre favorevole degli investimenti in materia di energie rinnovabili. Da questo punto di vista, l’esperienza conferma che l’elevato tasso di litigiosità scoraggia gli investimenti, essendo visto come un fattore di rischio non ponderabile a priori.
Esistono altre soluzioni oltre al secondary market oppure il mercato italiano delle energie rinnovabili è saturo?
PORZIO Oltre al secondary market, c’è una grande attività per quanto riguarda l’operation and maintenance. La corretta manutenzione e gestione degli impianti é fondamentale, ci sono tantissimi impianti incentivati che vanno per la metà. Come azienda stiamo proponendo l’assistenza a 360 gradi ai proprietari degli impianti, proponendo preliminarmente dei check-up tecnici sul corretto funzionamento dell’impianto, per proporre successivamente la completa gestione compresi eventuali revamping e migliorie, stando molto attenti a rispettare le linee guida e i regolamenti del Gse che spesso non sono chiari.
ESPOSITO Uno dei benefici dello sviluppo delle rinnovabili in Italia è d’aver creato un know how piuttosto forte che ha consentito ad alcuni operatori di andare in altri Paesi con successo, cito per tutti Enel Green Power. Per quanto riguarda il mercato italiano, le operazioni straordinarie si sono spostate dal mercato primario al secondario. Sia nell’eolico che, soprattutto, nel fotovoltaico c’è una produzione molto frammentata che sta spingendo diversi operatori, sia industriali che finanziari, a porsi quali aggregatori del mercato, fortemente interessati a creare una massa critica. Ci sono anche investitori stranieri che stanno investendo qui e raccolgono fondi anche all’estero, perché tutto sommato c’è ancora una redditività interessante che giustifica il rischio “certezza del diritto”.
Come si è mosso il mercato italiano oltre il fotovoltaico? Ci sono altre fonti d’energia sostenibile redditizie?
COLICCHIA Rimane senz’altro molto vivace l’interesse per l’idroelettrico, ancora la principale fonte rinnovabile in assoluto che si fonda sullo sfruttamento della forza motrice dell’acqua. Negli ultimi cinque anni ho visto un certo fermento anche nel settore della geotermia, che nel 2010 è stata protagonista di un intervento legislativo di liberalizzazione, perché è stato approvato un provvedimento che ha eliminato un sostanziale monopolio a favore di Eni e Enel. C’era, infatti, una legge dell’86, oggi abrogata, per cui l’utilizzo della geotermia era sostanzialmente appannaggio di questi due operatori che a parità di condizioni erano preferiti ad altri. Si sono quindi affacciati sul mercato diversi altri operatori.
SABELLI Sicuramente lo sviluppo di altre tipologie di energie rinnovabili è un po’ più appannaggio dei grandi gruppi e questo anche in ragione dei maggiori investimenti richiesti rispetto, per esempio, al fotovoltaico. Basti pensare al know how richiesto per investire in geotermia, che sicuramente è un settore molto interessante. Dal punto di vista del supporto che un consulente legale può dare ad un’azienda, ritengo molto più stimolante ed interessante affiancarla anche nella fase di sviluppo e di individuazione di nuovi settori e nuovi investimenti, piuttosto che limitare l’attività alla mera consulenza legata ad un’operazione di compravendita di un impianto. Si stanno aprendo nuovi mercati. Si possono aprire nuovi mercati e nuove prospettive per le aziende italiane e questo è un bene perché in Italia il mercato degli investimenti è un po’ saturo.
Quali sono gli aspetti più difficili che si può trovare a fronteggiare un’azienda italiana che va all’estero?
CESCHINA Fondamentalmente le prospettive sono tre: il secondary market in Italia, l’attività legata all’O&M (ovvero gestione e manutenzione degli impianti) e l’ asset management e, infine, lo scenario legato all’internazionalizzazione delle imprese. In merito a quest’ultimo tema, i parametri da seguire sono la conoscenza del quadro economico e politico del Paese in cui si vuole investire e, inoltre, dell’impianto normativo vigente. Ritengo che l’Africa del Nord sarà sicuramente un’area di grande interesse per le aziende italiane. In secondo luogo, occorrerà prendere in considerazione l’aspetto normativo previsto dal paese individuato in tema di autorizzazione alla costruzione di impianti alimentati da fonte rinnovabile ed eventuali incentivi statali. In conclusione, sarà più appetibile il paese che darà più stabilità e sicurezza sia da un punto di vista geo-politico che normativo e che permetterà alle aziende che decidono di investire in quell’area di definire un business plan che presenti la minor percentuale di variabili. Ovviamente la scelta del paese in cui investire non va fatta guardando il ‘qui e ora’, ma serve una previsione, nel medio-lungo termine, circa le capacità di sviluppo del paese stesso.
BAGLIVO Condivido il dato di fondo, credo che si tratti di un mercato nazionale tutto sommato saturo nella prospettiva con cui lo abbiamo guardato sino ad oggi. C’è un tema, presente, di mantenimento degli impianti attualmente in opera ed alcuni, futuri, connessi all’auto produzione ed allo smaltimento degli impianti alla fine del ciclo produttivo. In tutti questi ambiti il know how acquisito dalle imprese italiane consentirà non solo di individuare nuovi spiragli nel mercato interno, ma soprattutto di esportare in alcuni Paesi che sino ad oggi non hanno sviluppato le proprie potenzialità energetiche tutto il bagaglio di esperienza e di tecnologia formatosi in questi anni.
PORZIO A mio avviso il mercato italiano del fotovoltaico ha la grande opportunità dell’autoconsumo dell’energia prodotta da parte degli utenti. Noi, per esempio, andiamo a proporre alle aziende di fare un impianto fotovoltaico dimostrandogli che è conveniente anche senza incentivi. Purtroppo, spesso, le aziende hanno altre priorità aziendali e non riescono ad accedere al credito, quindi proponiamo il noleggio. Anche questa iniziativa soffre l’instabilità normativa, però le aziende la stanno apprezzando. Per gli impianti già esistenti una grande futuro ci sarà con lo storage, l’accumulo di energia in eccesso non auto consumata istantaneamente.
ESPOSITO Ci sono potenziali di crescita molto alti: se ciò non avviene già in questa fase è per due prevalenti motivi: gli accumulatori, non sono pienamente efficienti e sono ancora molto costosi; l’eliminazione degli incentivi e la riduzione del costo dell’elettricità richiedono una ulteriore riduzione dei prezzi degli impianti perché questi possano produrre con profitto.  Un trend interessante del mercato, soprattutto fotovoltaico, è la progressiva riduzione della taglia degli impianti: assume sempre più importanza la figura del produttore-consumatore. Questo impone un cambio di modello di business. Quanto all’internalizzazione, gli avvocati hanno un grosso limite, dato dal diritto in cui operano e per il quale sono abilitati. Quello che può fare un avvocato italiano nell’assistere un’azienda italiana che va all’estero è il trait d’union tra il cliente e l’avvocato locale ma non è un gran business!
Melania Mauri
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