Crisi di impresa, una nuova prassi per le tesorerie italiane

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L’attività finanziaria in azienda è da sempre al centro di innumerevoli evoluzioni che nel tempo sono riuscite a portarla in una posizione sempre più centrale nella gestione aziendale.
Il culmine di questo lungo percorso è stato raggiunto attraverso la nuova legislazione che con il Decreto Legislativo 12.01.2019 n. 14 pubblicato nella GU n.38 del 14.02.2019 (Suppl.ordinario 6), che ha voluto portare una importante variazione nella gestione della crisi d’impresa.
È stato tolto il termine “fallimento” ma più nel dettaglio si è voluto definire bene quale fosse il percorso che in qualche modo possa evitare il default di una azienda e quindi ridurre il rischio.
Alcuni reputano questo nuova normativa penalizzante nei confronti delle PMI ma non delle grandi aziende soprattutto se quotate.
Forse questa affermazione non è così sbagliata; dobbiamo però definire quanto possa essere considerata penalizzante, la richiesta di aumento del controllo soprattutto finanziario nella gestione quotidiana.
Se ripercorriamo le fasi della crescita della tesoreria, infatti ritorniamo al punto in cui la tesoreria diventava importante solamente quanto ci si trovava in situazione di tensione finanziaria (esattamente quello di cui parla il Decreto Legge) .
Il decreto (articolo 13) definisce quali debbano essere gli indicatori della crisi che vengono identificati in: “costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitor…” e ancora “rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale” , e più avanti “sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare”.
Nel comma due poi indica “il consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, tenuto conto delle migliori prassi nazionali… elabora con cadenza almeno triennale… gli indici di cui al comma 1”.
È proprio in questo punto che AITI l’Associazione Italiana Tesorieri d’Impresa (ente no profit) ha voluto portare il suo modesto contributo in questo processo che indubbiamente è un grande passo avanti nel controllo ma anche nell’indicazione di quanto si debba fare con il dovuto anticipo per scongiurare situazione di crisi finanziaria.
I tesorieri in genere hanno tutta una serie di attività atte a tenere sotto controllo; dalla gestione puntuale giornaliera, al controllo costante della Centrale Rischi fino e di conseguenza alla completa visione della situazione finanziaria che al culmine sfocia nella pianificazione a breve, medio e a lungo termine: di fatto va ad ottemperare almeno in parte a quanto indicato nell’articolo 13.
Se come detto è già una attività consueta della Tesoreria, è anche vero che nelle PMI e soprattutto nelle piccole aziende, spesso la figura del tesoriere è coperta da un contabile amministrativo che in qualche caso necessità di “suggerimenti” per poter eseguire un controllo del processo finanziario adeguato (e spesso oltre ai suggerimenti ha la necessità di avvalersi di sistemi che permettano un controllo puntuale senza un notevole dispendio di tempo).
Immediatamente dopo la pubblicazione del decreto legge, AITI appunto ha iniziato il percorso di definizione di una Prassi UNI sull’Attività di tesoreria- requisiti del profilo professionale di tesoriere e indirizzi operativi per la valutazione di conformità.
Con questo documento si è voluto ripercorrere quelle che sono le attività “core” della tesoreria e le modalità per evaderle in modo corretto e applicando le regole tipiche di una best practice nel settore.
Il documento ufficiale ( Prassi UNI  N. 63:2019  del 18 Luglio 2019 ) definisce nell’ordine sia la gestione di tutti i flussi finanziari , le autonomia nella predisposizione delle operazione di copertura rischi finanziari  , la pianificazione ( senza dubbio uno dei punti salienti della nuova legge) la gestione del Passivo ( anche questa punto focale degli indicatori ) ma anche la lotta contro il Cyber Crime.
Uno dei maggiori istituti bancari Italiani, Banca Nazionale del Lavoro, anche a seguito della continua collaborazione con l’Associazione Italiana Tesorieri d’Impresa, ha appoggiato sin dall’inizio questa iniziativa che va nella anche direzione del migliorare il rapporto banca impresa che da anni risulta essere obiettivo di tutti coloro i quali operano in questo settore.
Banca Nazionale del Lavoro infatti recepisce questo tipo di procedura come un passo avanti nell’ottimizzazione dei flussi organizzativi aziendali per il miglioramento del controllo e il giusto posizionamento della figura della tesoreria nella gestione aziendale.
Proprio seguendo queste linee guida, un punto importante è stato dedicato anche alla “comunicazione interna ed esterna”. Anche questo è richiamato nel Decreto Legge. L’indicazione dell’articolo 14 riguarda la “…segnalazione immediata all’organo amministrativo…”. È proprio per questo motivo se abbiamo una struttura comunicativa fatta di indici, informazione di centrale rischi, analisi e pianificazione è indubbio che possiamo dare chiare indicazioni sul cosa fare e addirittura portare indicazioni sul come gestire un eventuale periodo di tensione finanziaria.
In ultima analisi la definizione della prassi di riferimento UNI per l’attività di tesoreria sin dall’inizio ha avuto l’obiettivo di affiancarsi alla nuova normativa in modo da rafforzare quanto già richiesto dando indicazioni, suggerimenti, spunti sui quali lavorare per ottimizzare la gestione delle aziende indipendentemente che siano piccole o grandi.
Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili determineranno gli indici necessari per l’identificazione della crisi, l’Associazione Italiana Tesorieri d’Impresa, con la determinazione della Prassi UNI, conta di poter dare un aiuto concreto per la gestione di detti indici e la predisposizione delle manovre relative, il tutto al fine di evitare che il nostro prezioso tessuto imprenditoriale possa incorrere in difficoltà senza avere la possibilità di uscirne

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