Apritevi ai mercati internazionali

E’ l’invito alle piccole e medie imprese italiane di Massimo Zanetti, presidente di Segafredo, un gruppo che ha puntato sull’internazionalizzazione già 30 anni fa. Ma servirebbe anche l’elaborazione di un piano-Paese

[auth href=”http://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
Clicca qui per registrarti gratis adesso o esegui il login per continuare.”]Avere una visione chiara a medio-lungo termine e investire sulla crescita. Massimo Zanetti, presidente del gruppo Segafredo Zanetti, traccia le priorità per le aziende che vogliono crescere in maniera sostenibile, guardando non solo al mercato interno, ma anche a quello internazionale. Sottolineando l’importanza di dotarsi di una struttura manageriale qualificata, con membri anche esterni alla famiglia imprenditoriale, per poter fare le scelte più oculate nell’interesse dell’impresa.

Iniziamo da una riflessione macro: come vede la situazione dell’economia italiana e cosa possiamo aspettarci dal 2017?
Purtroppo l’economia reale, nonostante qualche segnale di ripresa, stenta ancora a ripartire. C’è da dire che non siamo soli, l’Europa sta mostrando segnali di sofferenza e sono poche le economie mature nel mondo che possono vantare importanti tassi di crescita. Per questo motivo non immagino un 2017 propulsivo, credo che la ripresa si costruirà mattone dopo mattone, sforzo dopo sforzo, riforma dopo riforma. Soprattutto credo che sia importante continuare a investire, per la crescita e per sviluppare nuovi mercati. Ci vuole coraggio e bisogna evitare di chiudersi in posizioni puramente difensive.
Quali sono i principali ostacoli da rimuovere per liberare energie e tornare a crescere in maniera sostenuta?
Come detto, ci vogliono coraggio, investimenti, competenza e visione. Poi bisogna intervenire decisamente sui livelli di tassazione del lavoro, che ancora disincentivano le imprese e i capitali stranieri. Sicuramente servono incentivi sugli investimenti produttivi e un costo inferiore dell’energia. Una cosa importante sarebbe l’elaborazione di un piano del sistema-Paese che avesse come scopo l’internazionalizzazione delle piccole imprese italiane. Alcune strutture aziendali hanno prodotti d’eccellenza, ma non le risorse per studiare un vero e proprio piano di espansione all’estero, solo una programmazione per obiettivi del Paese potrebbe aiutare queste realtà che sono la spina dorsale del sistema, a trovare proficui sbocchi in nuovi mercati emergenti.
Serve dunque più spirito d’iniziativa da parte del mondo imprenditoriale?
Sì, ma non meno importante è la cosa pubblica, segnatamente burocrazia e giustizia. Abbiamo bisogno di istituzioni e amministrazioni pubbliche snelle, in grado di rispettare tempistiche contenute, al passo con la competitività che l’economia globale impone anche all’Italia. Da ultimo, ma non meno importante, ritengo che lo Stato debba avviare un piano occupazionale nell’ambito dell’edilizia pubblica, facendo diventare produttivo ciò che ha risparmiato fino a ora nelle opere pubbliche.
Vede segnali di allentamento della tensione fra banche e imprese o i problemi restano immutati?
Le banche sono imprese di profitto, come tutte le altre, e devono fare quadrare i loro bilanci. Nessun amministratore di banca sceglie di non supportare i propri clienti, ma sicuramente deve attenersi ai rigorosi principi di una sana gestione, per questo motivo vengono privilegiate linee di credito a realtà altamente qualificate. Questo, comunque, rappresenta un certo allentamento della tensione che ha caratterizzato alcuni anni fa il rapporto fra banche e imprese.
Il suo gruppo ha avviato il processo di internazionalizzazione già 30 anni fa. Per chi si affaccia oggi sui mercati internazionali, qual è il suo consiglio? Come è possibile valutare le opportunità e quali sono i rischi principali?
Viviamo in un mondo ormai globalizzato e il mercato riflette questo continuo e irreversibile processo. Possiamo dire che molte delle barriere del passato non ci siano più. Il mio consiglio è quello di affacciarsi ai mercati internazionali con lo stesso spirito e lo stesso approccio che si adotta nel mercato domestico. La coerenza deve prevalere in tutte le iniziative imprenditoriali. Occorre trovare delle possibilità di investimento che rispecchino le esigenze della propria azienda, sapendo cogliere le opportunità che certamente ci sono nei mercati in espansione. Avere al proprio fianco buoni manager, capaci di comprendere e fare propria la strategia dell’azienda e la coerenza con cui l’imprenditore la porta avanti è fondamentale. Solo collaboratori che abbiano questa sensibilità possono trovare le possibilità di sviluppo più adatte al business.
Quali sono le sue indicazioni per le aziende italiane affinché migliorino la propria capacità competitiva, anche a livello internazionale?
Le aziende italiane spesso hanno un problema quando affrontano la crescita e ancora più spesso faticano a superare la dimensione familiare. Sono convinto che sia necessario managerializzare le aziende, cercando di portare all’interno competenze e visioni che arricchiscano quelle dell’imprenditore. Anche per questo motivo la sola dimensione italiana deve essere superata, quando si va all’estero bisogna cercare manager competenti su quell’area, dentro la cultura e il modo di sentire di un determinato paese. Non si deve temere l’internazionalizzazione del team dirigenziale.
Qual è la vostra esperienza in merito?
Nel nostro gruppo esistono dirigenti di nazionalità diverse e ognuno di loro ha saputo portare un valore che ha arricchito il know how collettivo. Le aziende italiane devono imparare a delegare e a responsabilizzare le linee dirigenziali. Poi devono comprendere che la crescita è anche continuità, visibilità e reputazione. Spesso la quotazione aiuta perché impone modelli organizzativi trasparenti, rafforzando la posizione negoziale con clienti e fornitori, migliorando la relazione con il ceto bancario e finanziario, anche internazionale.
Quali sono i vostri programmi di crescita a breve e nel medio termine?
Continueremo a perseguire la strategia di crescita costruita negli anni. Abbiamo da sempre deciso di applicare una politica di espansione progressiva, per così dire a macchia d’olio, sviluppata attraverso l’acquisizione di marchi e aziende con già una forte presenza e radicamento nei paesi di nostro interesse e in parallelo il progressivo sviluppo dei brand con maggiori potenzialità di sviluppo internazionale, come il nostro Segafredo. L’obiettivo è quello di continuare a crescere, nel rispetto della nostra storia e del nostro modello di espansione, ponendo grande attenzione sui numeri, come richiesto a ogni azienda ed in particolare a una quotata in Borsa come la nostra.
È noto il suo amore per lo sport. Questa sua passione ha influito anche sulla sua vita professionale?
Lo sport è una grande passione e un grande amore. Ne ho praticati molti, dal calcio al golf e quando ero un ragazzo pensavo che mi sarebbe piaciuto diventare un maestro di tennis. Ho sempre pensato che sostenere lo sport fosse un modo meraviglioso per condividere le emozioni con le persone, con i nostri clienti e abbiamo sostenuto sponsorship molto importanti e io stesso mi sono impegnato in prima persona per diversi anni. Oggi il gruppo ha deciso di sostenere uno sport stupendo e popolare come il ciclismo, dando vita al team Trek Segafredo.  Nel mio modo di interpretare il lavoro, dallo sport ho ereditato la passione, il coraggio e la consapevolezza che senza fatica non si raggiunge alcuna meta. A volte mi sono definito un allenatore, perché in fondo è così che interpreto il mio modo di essere imprenditore, anche perché le vittorie più belle sono quelle che si possono condividere con una squadra.
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