Anche l’agricoltura diventa smart

Droni, trattori autoguidati, robot mungitori, nanotecnologie. La nuova frontiera si chiama Precision agriculture, un business che per Goldman Sachs può valere 240 miliardi di dollari. Con un aumento della redditività già ora del 18%

 

[auth href=”http://www.worldexcellence.it/registrazione/” text=”Per leggere l’intero articolo devi essere un utente registrato.
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Si chiama Precision agriculture la via da percorrere e consiste nell’inserimento delle tecnologie digitali nella gestione delle attività agricole e agronomiche; strumenti e dispositivi che si interfacciano con robot, droni, sensori, mezzi agricoli e ogni cosa connessa che possa fornire informazioni su stato delle colture, caratteristiche del terreno, salute ed esigenze degli animali. Nella sua forma più completa, un sistema di Internet of things, in cui cose, ambiente, persone e animali giocano ruoli attivi, sono riconoscibili, comunicano dati sull’ambiente di lavoro e se stessi, accedono a informazioni e ricevono input.
Gli attori in gioco sono molteplici, dai produttori tradizionali di mezzi agricoli, che stanno sviluppando nuovi prodotti adatti a questa rivoluzione agricola, a quelli di rilevamento dati o monitoraggio delle colture e degli allevamenti. Le principali piattaforme IoT sono di giganti come Microsoft, Ibm, Cisco, Oracle ecc, lo stesso vale per i big data, con Monsanto in testa, che ha strategicamente acquisito Climate Corp. In campo anche Bayer, General Motor, Dupont, ma anche istituzioni governative, come il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti o la Nasa. Al mixer si aggiungono diverse data company agricole, come le statunitensi Farmobile e OnFarm, pionieristica nel settore.
Nonostante sorga il sospetto che certi colossi possano influenzare a loro favore gli agricoltori e le parti interessate al sistema agroalimentare, il livello di precisione, raccolta di informazioni, elaborazione e analisi, che offrono i big data, è senza paragoni e come in altri settori sta dando inizio a una rivoluzione. A partire dal Parlamento europeo, governi e istituzioni si stanno muovendo a favore della Precison agriculture, con studi, proposte, progetti e investimenti. Le aziende agricole e agroalimentari hanno abbracciato subito il discorso di marketing e vendita sul web, ma sono ancora cauti nel fare investimenti significativi per andare oltre. Un po’ perché non capiscono, un po’ perché il ritorno in rendimenti non è ancora sufficientemente quantificabile.
Secondo un’indagine di Accenture Strategy, fatta su 10.527 lavoratori di dieci paesi, raddoppiando il ritmo di sviluppo delle loro competenze digitali, entro il 2025 i posti di lavoro a rischio calerebbero dal 10 al 4% in Usa, dal 9 al 6% in Uk e dal 10 al 5% in Germania. Attraverso l’Internet of thinghs, le aziende agricole possono monitorare a distanza sensori che rilevano i livelli di umidità del suolo, i mangimi del bestiame, la crescita dei raccolti, la gestione e il controllo dei propri mezzi agricoli intelligenti e dei sistemi d’irrigazione, utilizzare intelligenze artificiali basate sull’analisi di dati combinati che migliorano ogni processo decisionale, anche a livello finanziario e assicurativo. Promesse di precisione cruciali, considerando che l’agricoltura è tra i settori maggiormente responsabili dell’inquinamento e del 70% del consumo mondiale d’acqua, e che entro il 2050 la popolazione mondiale sarà di 9,2 miliardi e la produzione alimentare dovrà crescere del 70%.
Internet e le cose, un gioco per big al servizio di tutti. Ibm è tra i principali attori dell’Internet of things, in Kenia e Sud Africa, generando nuove opportunità di business in settori di vitale importanza, tra cui quelli dell’acqua e l’agricoltura. EZ-Farm, una sua soluzione IoT, supporta i piccoli agricoltori a gestire le risorse idriche e nell’individuare prospettive d’investimento. Bosch, oltre a produrre macchine agricole è, insieme a Microsoft e Intel, partner di The Yield, una technology company avviata verso la leader mondiale nelle intelligent solutions per l’agricoltura.
La start up Deep Field di Bosch utilizza reti di sensori e robot in grado di scegliere e cogliere prodotti dalla pianta. Bayer è protagonista nei Big data e il suo progetto Crop Science è il terzo più grande input agricolo innovativo del mondo. La piattaforma ThinWorx, che sviluppa soluzioni intelligenti per l’agricoltura, ha tra i partner colossi come Texas Instruments, Wind, Verizon, Amazon e Cisco. Accenture fa la sua parte attraverso il servizio Precion agriculture e il progetto Accenture connected crop solution, concepito per migliorare l’input agricolo dell’azienda e le prestazioni della fattoria, la cui applicazione su una trentina di colture, ha generato un +15% nella produttività e +56% annuo nelle vendite.
Il mondo degli strumenti (things) è in continua crescita, Goldman Sachs prevede per le nuove tecnologie agricole un mercato di 240 miliardi di dollari. Promette bene la CropX, start-up di Tel Aviv che sviluppa soluzioni cloud basati su software integrati con sensori, che ha come sostenitori e investitori Robert Bosch e Flextronics International. I robot sono utilizzati in vari modi, su mezzi mobili con Gps o autoguidati, e possono eseguire operazioni di potatura, raccolta, rimozione delle erbacce etc.
I droni hanno sviluppi sempre nuovi, tra questi, il sistema AgDrone della statunitense HoneyComb e quelli della start-up DroneSeed; le nanotecnologie hanno grandi potenzialità, ma costi che tardano lo sviluppo dei prodotti. Tra le ultime novità: Greenbot di Precision Makers, prima macchina auto-guidata con compiti lavorativi per tutti i settori agricoli e d’orticoltura; Fendt E-Hay Rake e il trattore Fendt Vario 1050; Geoprospectors Topsoil Mapper montabile su trattore; il sistema intelligente di sensori AmaSpot di Amazone.
L’Europa s’impegna e l’Italia fa quello che può. Secondo la digital agricultural chart, l’Europa è al secondo posto dopo il Nord America, ma per mantenere le posizioni necessita di una veloce modernizzazione, da qui la promozione e il finanziamento di programmi r&d nell’agricoltura intelligente, attraverso la piattaforma Fiware e programmi pilota che pongono l’accento sul mondo agricolo. Dal 2016 al 2020 la Commissione europea ha reso disponibili 3,6 miliardi per finanziare le sinergie tra ricerca e applicazione pratica, diverse decine di milioni per Precision agriculture e digital technology e 30 milioni per la realizzazione di uno IoT large scale pilot dedicato alla smart agriculture e alla sicurezza alimentare.
Da parte loro, i fornitori di macchine agricole sviluppano propri ecosistemi utilizzando capacità in-house o attraverso acquisizioni, mentre quelli di servizi global cloud esaminano ogni caratteristica dell’agricoltura in modo d’aggiungere nuove funzioni a quelle già supportate.
L’Italia cresce ma non emerge, nonostante il documento Strategia per la crescita digitale e Tim determinata a diventare una Digital telco & Platform company di cui godrà anche l’agricoltura. L’accesso alla banda ultra larga è nettamente inferiore alla media europea e, nella maggior parte dei settori, web e social per marketing e vendita sono primi passi non sempre seguiti da altri step. Il 25% degli italiani non ha mai usato internet e solo il 43% ha competenze digitali di base o superiori, contro una media europea del 56% (dati Eurostat 2016). Non a caso, Coldiretti, ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Google e Unioncamere hanno siglato un accordo che ha portato all’inserimento di giovani tirocinanti in veste di agriweb advisor nelle aziende di Coldiretti.
Nel nuovo panorama agricolo emergono l’Emilia Romagna, Trento, Bolzano, il Nord-ovest e la Toscana per i siti web d’accoglienza e vendita. Il meridione concentra il 63% delle aziende e non brilla, però sta crescendo nel digitale e nel biologico, tendenza che unita all’aumento di giovani manager e imprenditori può essere una promessa. Nei primi 9 mesi del 2016 hanno chiuso 40mila imprese, ma ne sono nate 90mila per lo più condotte da giovani, 34.334 delle quali nel Mezzogiorno, seguito dal Nord-ovest, Centro e Nord-est (dati Coldiretti). Internet e web si utilizzano già e sui campi smartphone e tablet permettono di verificare lo stato delle colture, accedere a informazioni, consultare i fornitori.
Secondo una ricerca condotta da Nomisma e Image Line, azienda che opera nell’agro-informatica, il 61% degli agricoltori intervistati usa Internet, l’85% investe in tecnologie informatiche per la coltivazione e il 18% usa smartphone e tablet in campo. La maggior parte dei consulenti ritiene Internet, il web e le banche dati online indispensabili per il loro lavoro. Nel settore, mancano prodotti made in Italy, Agrodron di Italdron è il primo drone contadino, FlyTop è attiva negli aeromobili a pilotaggio remoto, AiviewGroup, nei servizi di rilevamento del terreno con veivoli Uav, Cloud Cam, di Nuovi Sistemi, è il drone più piccolo al mondo. Menci Software, Image Line e Iptsat, sono leader nelle applicazioni Gis e servizi di telerilevamento satellitare.
Testimonianze sul campo. «Utilizziamo la rete per tutto ciò che è comunicazione, le nostre aziende sono dislocate in posti talvolta sperduti della Toscana e questo permette di dialogare con la sede centrale vicino a Firenze», racconta Giampiero Bertolini, marketing & sales director di Marchesi Frescobaldi, principale marchio del gruppo Compagnia de Frescobaldi, tra le aziende più attente al digitale nel settore del vino «Oltre ad avere un sito web nuovo, a lavorare molto su Facebook, Twitter e Instagram, stiamo implementando un sistema di Crm per l’ottimizzazione dell’uso di tutti i dati che raccogliamo. Inoltre, ci stiamo affacciando all’analisi dei famosi Big data».
La Compagnia de Frescobaldi ha sei marchi, Marchesi Frescobaldi con sei aziende in Toscana, poi ci sono Luce della Vite, Attems, Danzante, Ornellaia e Masseto, tutti con il loro sito web. «In Italia tutta la struttura degli ordini coi nostri agenti avviene online, cosa poco comune nel mondo del vino. I commerciali sono dotati di smartphone e iPad, soprattutto per sviluppare la parte social che è sempre più dominante, permette al mondo di seguirci e  a noi di avere feedback». L’investimento nel web e nel digitale? «Quello sui sistemi è abbastanza alto in termini assoluti, quello sul marketing è sempre più importante e cresce di anno in anno, sono budget che stanno crescendo e in parte assorbono quelli destinati ad altre attività».
Per quanto riguarda il lavoro agrario, il  cio Claudio Corgnati spiega che tutte le aziende sono collegate e inserite nel loro Erp: «Abbiamo sistemi di rilevazione di ore operai, macchine e materiali impiegati di ciascun vigneto e per singola operazione. Abbiamo un sistema di rilevazione delle precipitazioni che raccoglie la pioggia e ci dà i millimetri caduti nei vari vigneti e nelle fattorie e un servizio aereo fotografico periodico. E presumibilmente  avremo un servizio interno di droni, presto faremo un esperimento in una delle nostre fattorie con droni di un’azienda nella provincia di Prato». E i Big data? «Non ancora per la parte agraria, ma è uno dei nostri obiettivi. Recentemente abbiamo fatto un’analisi dei supporti che potrebbero darci, ma solo relativamente alla parte commerciale e marketing».
A febbraio è iniziato il tirocinio degli agroweb advisor, un’attività di prima assistenza e sensibilizzazione ai temi del digitale per le imprese agricole di Coldiretti. «La formazione affronta i temi della nuova impresa agricola e il suo carattere multifunzionale», spiega Romano Magrini, capo area gestione del personale, lavoro e relazioni sindacali di Coldiretti. «La sua capacità di produrre non più solo derrate alimentari, ma cibo e servizi per ambiente, società e persone. Si tradurrà in analisi per il posizionamento sul web dell’azienda, supporto allo sviluppo e alla gestione di home page e portali aziendali, attività volte a migliorare la comunicazione social. A conclusione tutte le strutture ospitanti sosterranno i tirocinanti attraverso un’attività di valutazione, orientamento e accompagnamento rispetto alle possibili opportunità professionali generate dall’esperienza, sia all’interno dell’organizzazione che presso strutture correlate o imprese socie. Le capacità che gli agroweb advisor sapranno sviluppare in tema di Internet of things, costituiscono la prospettiva futura del loro impiego e rappresentano l’obiettivo finale del progetto».
Lely, azienda olandese leader di attrezzature per l’automazione in stalla, opera con successo anche in Italia. «Il robot di mungitura Lely Astronaut è diffuso soprattutto nelle regioni del nord», dice Dario Finocchiaro, sales support & marketing manager della sede italiana, «ma le attrezzature di Lely comprendono anche macchine per l’alimentazione della mandria e la pulizia della stalla. I benefici dell’adozione del milking-robot sono molteplici, tra i principali, il miglior benessere della bovina che, a differenza dei sistemi tradizionali in cui è munta 2/3 volte al giorno a orari fissi con tempi d’attesa e alto stress, con questo sistema si reca al robot che la riconosce e la munge quando lei ne sente la necessità. La maggiore disponibilità di dati su ciascuna consente all’allevatore di concentrarsi su quelle che richiedono più attenzione, migliorare la propria efficienza lavorativa grazie una maggior flessibilità nell’organizzazione della giornata e un incremento dell’efficienza produttiva della stalla. Un solo operatore può gestire una maggior quantità di latte prodotta rispetto ai sistemi tradizionali. La gestione delle informazioni e dei macchinari si effettua tramite i software gestionali T4C – Time for Cow, cui si può accedere anche tramite dispositivi mobili grazie ad apposite app».
Un’altra realtà straniera che opera in Italia è Isagri, gruppo francese pionieristico nell’informatica per l’agricoltura, di cui è leader europeo, con 12 filiali tra Europa e il mondo. «Il nostro mercato di riferimento è la Francia, l’Italia il terzo paese dell’export per fatturato, su un insieme di 11 filiali dirette», spiega il responsabile tecnico Tommaso Nobile. «La domanda maggiore viene dal settore agricolo, sia per la parte tecnica, con una sensibilità crescente verso la qualità e la rintracciabilità, sia per il controllo dei costi. L’orientamento produttivo più richiesto è quello cerealicolo, poi l’orticolo e il viticolo». I clienti sono aziende agricole, ma anche agronomi, cooperative, consorzi e associazioni, e l’agroindustria. «Sicuramente le aziende produttrici di eccellenze italiane, ma per il resto vi è molta diversità: grandi strutture, piccole ma con produzioni specifiche, aziende a biologico, filiere integrate etc. Isagri copre anche il settore zootecnico ed è leader nel suinicolo con le soluzioni IsaPorc».
Tutta italiana, invece, è Irritec, che si occupa di sistemi d’irrigazione. «Nell’agricoltura moderna e di precisione», spiega il titolare Carmelo Giuffré, «l’automazione è un aiuto indispensabile per la gestione della risorsa idrica, della soluzione nutritiva e di molti aspetti agronomici». La Irritec sviluppa in questo senso diversi dispositivi tecnologici: dalle centraline per il lavaggio automatico dei filtri, ai fertirrigatori che permettono di iniettare i fertilizzanti in modo preciso, ai sistemi di controllo remoto che consentono all’agricoltore di gestire gli impianti tramite internet. «Grazie a questi dispositivi e a opportuni sensori», dice Giuffré, «l’agricoltore moderno può controllare i vari fattori produttivi riducendone gli input con vantaggi sia di tipo economico sia ambientale».
Italiana è anche Image Line, con circa 69.306 ettari coltivati col supporto delle banche dati integrate del suo software QdC Quaderno di Campagna e 239 colture gestite dallo stesso software per l’agricoltura sostenibile. Una community con 144mila operatori agricoli registrati e il cui portale AgroNotizie ha quasi 2milioni di utenti unici l’anno. Con Nomisma, Image Line ha condotto recenti studi sul settore: «Uno degli ostacoli maggiori nell’implementazione dell’Internet of things in agricoltura risiede nel basso livello di interoperabilità», spiega Cristiano Spadoni, responsabile marketing e comunicazione di Image Line. «Esistono già diversi strumenti e applicativi che raccolgono dati in campo: dalla mappatura delle produzioni alle caratteristiche delle piante. Ritengo fondamentale che tali dati siano trasformati in informazioni e servizi, grazie alla loro condivisione, per esempio attraverso servizi cloud, e alla possibilità di integrare il patrimonio informativo raccolto in campo con sistemi gestionali. L’agricoltore potrebbe trovare sempre più spesso un supporto da parte di “innovation broker”, quali agronomi, agrotecnici, periti agrari, contoterzisti che lo aiutano a passare dalla precision farming alla “decision farming”, sfruttando anche i vantaggi offerti dall’IoT».
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