15 Maggio 2017

LA ROBOTICA, GRANDE PROTAGONISTA DEL XXI SECOLO
Angela Maria Scullica

Arriva dai Paesi asiatici, in primo luogo da Giappone, Cina, Corea del Sud e dagli Stati Uniti la grande rivoluzione tecnologica che ci sta portando velocemente nell’era dell’intelligenza artificiale che oltrepasserà quella digitale odierna. Nata infatti negli anni cinquanta con lo studio delle reti neurali artificiali, modelli che emulano le strutture e il funzionamento del cervello umano con l’obiettivo di generare apprendimento automatico, questa scienza si sta velocemente sviluppando grazie alla grandissima disponibilità di dati ed una potenza di calcolo mai vista prima. In Giappone, Cina e Stati Uniti sono apparsi già da qualche anno i primi robot con sembianze umane, del tutto simili agli uomini anche nelle modalità di ragionamento con la differenza di potere essere alimentati da un quantitativo potenzialmente infinito di informazioni. Molte start up e le più grandi aziende di Tech stanno investendo in questo settore. In Europa, la prima a crederci e a investirci con determinazione è stata la Germania nel 2007 con la High-Tech Strategy coniando anche il termine Industria 4.0. In Italia invece siamo fermi allo stadio iniziale. Di intelligenza artificiale e di robotica se ne parla da circa due anni in dibattiti che esprimono prevalentemente sentimenti di diffidenza, ansia e difesa dello status quo. Il nostro Paese, in cui è radicata l’idea biblica del lavoro inteso come sofferenza, per non avere investito con decisione e determinazione in ricerca tecnologica e innovazione negli anni passati (ma neppure oggi), si trova nella drammatica situazione di dovere subire un cambiamento al quale non si è preparato in tempo destinando risorse allo sviluppo della scienza e alla valorizzazione dei talenti. Le paure espresse da più parti  si concentrano sul mantenimento e sulla trasformazione del lavoro in numerosi settori di attività, tra cui quello finanziario. L’allarme è scattato in particolare lo scorso anno (gennaio 2016) in seguito alla presentazione a Davos, dove si tiene il tradizionale Forum economico mondiale, del rapporto del Wef “The Future of Jobs” in cui si diceva che con la Quarta rivoluzione industriale entro il 2020, si sarebbero persi 5 milioni posti di lavoro, per la precisione 7,1 milioni di posti di lavoro che avrebbero fatto da contrappeso alla nascita di altri 2,1 milioni di posti di lavoro più specializzati. Se poi altre ricerche più recenti come quelle effettuate dall’Ocse e da Accenture si sarebbero rivelate molto più ottimiste sulla nuova occupazione, la sostanza alla fine non cambia. L’intelligenza artificiale porterà nel giro di poco tempo a cambiamenti sostanziali nel lavoro non solo in termini di qualità, competenze, flessibilità, conoscenze richieste ma anche al tipo di attività, organizzazione e skill necessari per lavorare in un mondo sempre più popolato da macchine intelligenti e interconnesse tra loro. Oggi in campo finanziario si parla in Italia di robot advisor e cioè di piattaforme online che, sulla base di algoritmi di risk management e asset allocation, offrono ai risparmiatori soluzioni di investimento più o meno personalizzate, a fronte di una parcella definita “low cost”. I robot classificano il cliente in base al suo profilo di rischio e identificano la combinazione rischio-rendimento che meglio gli si adatta. Questi consulenti virtuali quanto spazio porteranno via a quelli in carne e ossa? E quale ruolo giocheranno nel rapporto con la clientela? Gli Stati Uniti ci hanno già investito parecchio, e continuano a farlo con intensità, perché da qualche anno sono alla ricerca di soluzioni adeguate ai millennials, i giovani cioè che vivono fin dalla nascita in una dimensione di relazioni digitali. In Europa pure, in particolare in Gran Bretagna, Spagna e Svizzera. Nel nostro Paese invece le realtà come Moneyfarm, si contano ancora sulle dita delle mani. Ma il mondo avanza a grandi passi. Non solo i robot advisor sono considerati tra i motori di crescita dell’asset management negli anni a venire anche perché consentiranno di abbattere enormemente i costi, ma quelli di cui si parla, che funzionano cioè con una serie di informazioni introdotte dagli uomini e che quindi possono avere un ruolo di complementarietà nella consulenza, appaiono in una visione globale ormai superati. Le nuove macchine (e siamo solo all’inizio) messe a punto con l’intelligenza artificiale sono infatti  in grado anche di imparare e di acquisire esperienza sulla base di una conoscenza sempre più vasta e allargata con modelli di apprendimento in grado trovare soluzioni che gli esseri umani non potrebbero mai rilevare. L’estremo oriente è all’avanguardia nel loro utilizzo. Bank of Tokio-Mitsubishi UFJ e Mizuho Bank si sono mosse verso l’assunzione di personale non umano. Ma anche in Europa non sono mancate  iniziative in tal senso. Basti pensare alla Germania dove due società di gestione tedesche si sono unite per lanciare sul mercato il primo fondo d’investimento gestito totalmente da un robot che non prevede l’intervento di alcun gestore nel processo decisionale. Uno scenario quindi in profonda evoluzione che richiede, per essere affrontato in modo adeguato, grande preparazione, formazione ed estrema flessibilità di pensiero.



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LA ROBOTICA, GRANDE PROTAGONISTA DEL XXI SECOLO

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